EL OTRO,EL MISMO

di | 30 de Luglio de 2012

Il Tango

Dove saranno? chiede l’elegia
Di quelli che non sono, come se
Vi fosse una ragione dove l’Ieri
Potesse essere Oggi, Ancora e Sempre.

Dove saranno (io ripeto) i teppisti
Che fondarono in polverose strade
Di terra o in dimenticati villaggi
La setta del coltello e del coraggio?

Dove saranno quelli che passarono
Lasciando all’epopea un episodio,
Una favola al tempo, e che senz’odio,
Senza guadagno o amore si assalirono?

Li cerco nella leggenda, nell’ultima
Brace che, a modo d’una vaga rosa,
Serba qualcosa di quei coraggiosi
Dei Corrales e di Balvanera.

Quali vicoli oscuri o che deserto
Nell’altro mondo abiterà la dura
Ombra di quegli ch’era un’ombra oscura,
Juan Muraña, il coltello di Palermo?

E quell’Iberra fatale (che i santi
Lo perdonino) che ammazzò su un ponte
Il Ñato suo fratello, che ne aveva
Uccisi più di lui, saldando i conti?

Una mitologia di pugnali
Lentamente si annulla nell’oblio;
Una canzone di gesta s’è persa
In sordide notizie poliziesche.

Un’altra brace, incandescente rosa,
E’ nella cenere che li tramanda;
Son lì i superbi gli accoltellatori
E il peso della daga silenziosa.

Benché la daga ostile o un’altra lama,
Il tempo, li abbiano spenti nel fango,
Oggi, di là dal tempo e dall’infausta
Morte, quei morti vivono nel tango.

Nella musica stanno, nelle corde
Della chitarra dal suono ostinato
Che trama nella milonga felice
La festa e l’innocenza del coraggio.

Gira nel vuoto la dorata ruota
Di cavalli e leoni, e odo l’eco
Dei vecchi tanghi di Arolas e Greco
Che vidi già ballare sulla strada

In un istante che emerge isolato,
Senza prima né poi, contro l’oblio,
Ed ha il sapore di ciò ch’è perduto,
Di quanto è stato perso e ritrovato.

In quegli accordi sono antiche cose:
L’altro cortile e l’intravista pergola
(Dietro le sue pareti sospettose
Il Sud serba un pugnale e una chitarra).

Questa raffica o sortilegio, il tango,
Gli affaticati anni sfida; e l’uomo,
Fatto di polvere e di tempo, dura
Meno della leggera melodia

Che è solo tempo. Il tango crea un confuso
Irreale passato, forse vero,
Un assurdo ricordo d’esser morto,
Battendomi, a un cantone del sobborgo.

(testo tratto da “El otro, el mismo” – 1964 –
di Jorge Luis Borges)