MONOLOGO

di | 30 de Luglio de 2012

Bernardo Bertolucci

nel suo film,Ultimo tango a Parigi,
descrive Paul come un uomo di mezz’età,che dopo il suicidio della moglie,tenta di aggrapparsi alla vita con l’unico mezzo a sua disposizione, l’unico che lo faccia sentire un uomo realizzato, il sesso.

L’indimenticabile monologo di Paul
di fronte al letto della moglie morta suicida.

Paul delira, lacrima sul cadavere :

PAUL – “Un marito, anche se vivesse duecento anni, non riuscirà a capire nulla sull’esistenza vera di sua moglie. Conoscerò il mondo, l’universo, ma non scoprirò mai la verità su di te. Mia moglie chi era? I primi tempi ti dicevo: parto domani, mi prepari il conto. Invece restavo. Era un modo come un altro per farti la corte. Sono rimasto cinque anni. Ho visto tutti quei corpi putrefatti dal sonno, quelle gole sudate, quei ventri gonfi… Clienti. Ospiti, dicevi tu. Anch’io per cinque anni più che un marito sono stato un cliente dell’hotel, un ospite, niente di più. Un ospite privilegiato. E’ questo il matrimonio? E l’adulterio? Un’altra istituzione, Marcel. Per farmi capire mi hai lasciato in eredità Marcel. Un amante che è il doppio di tuo marito, in una camera che è il doppio della nostra camera, abitudini uguali alle nostre… Non ho avuto il coraggio di chiedergli se anche i vostri vizi erano il doppio dei nostri… Il matrimonio. Una tana. E’ bastato un rasoio, una vasca piena d’acqua… Tu povera puttana disgraziata, stronza schifosa, sei peggio della peggiore troia che sia esistita. E sai perché? Perché hai mentito. Hai mentito con me… Avanti! Dimmi che non hai mentito, parla, sorridi, povera stupida! Coraggio, dimmi qualcosa di dolce, sorridimi e dimmi che sono io che sbaglio, maledetta troia, bugiarda vigliacca, cagna… Rosa, amore mio, perdonami… Non lo so perché l’hai fatto… Lo farei anch’io se capissi… Vorrei saperlo per poterlo fare…”