Se la biografia poetica giovanile di Dante era fervida e passionata, il Convivio ha invece una natura temperata e virile. L’amore che traspare non è più quello per una donna (come nella Vita Nova), ma è esplicitamente l’amore per il sapere.
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CONVIVIO
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I Trattato
Il I Trattato ha la funzione di introduzione all’opera, infatti qui Dante espone le ragioni e lo scopo per cui ha voluto iniziare il componimento del Convivio. Spiega di come egli voglia offrire la sapienza non alle persone dotte, bensì a coloro che per diversi motivi non hanno potuto dedicarsi agli studi, pur essendo dotati di spirito elevato e virtuoso. È l’unico dei 4 trattati a non essere concepito come commento ad una poesia.
II Trattato
Nel II trattato viene commentata la canzone “Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete”. Il commento vero e proprio è preceduto da un’introduzione di carattere generale sui criteri seguiti dall’autore nell’interpretazione; secondo il poeta la scrittura ha quattro sensi: letterale, allegorico, morale ed anagogico. Dante passa quindi ad analizzare la canzone preposta al trattato, fornendo innanzi tutto i dati anche strettamente biografici necessari alla spiegazione letterale di essa; in tal modo il Convivio accoglie al proprio interno la materia della Vita Nova riattualizzandola e reinterpretandola: Dante informa che dopo la morte di Beatrice egli cercò di consolarsi con lo studio della filosofia, in particolare aiutato dalla lettura di Severino Boezio e di Cicerone (II, XII, 1 – 4). Su questa base, l’interpretazione allegorica della canzone permette di fare della “donna gentile”, di cui hanno già narrato i capitoli XXXV-XXXIX della Vita Nova, la rappresentante della filosofia. Fu essa appunto, con il suo amore, a consolare Dante per la scomparsa di Beatrice.
III Trattato
Il III trattato è un elogio alla sapienza, la quale è per Dante la somma perfezione dell’uomo. In questo trattato vengono affrontati argomenti filosofici, argomenti per i quali si era appassionato dopo la morte di Beatrice con la lettura del De consolatione philosophiae di Boezio. L’amore nobile cantato dal sommo poeta nel trattato non è altro che un’allegoria dell’amore per la materia (filosofia). Inoltre viene trattata la canzone “Amor che ne la mente mi ragiona”.
IV Trattato
Nel IV trattato, ovvero l’ultimo, si affronta il problema morale della nobiltà, trattando la canzone “Le dolci rime d’amor ch’io solìa”; a quel tempo infatti vi erano due grandi schieramenti opposti: quelli che credevano nella nobiltà di sangue e quelli che credevano invece in quella spirituale (di cui Dante faceva parte).
Stile
Dante, nel Convivio pronuncia la prima difesa del volgare, ritenuto superiore al latino quanto a bellezza e nobiltà. La prosa del Convivio raggiunge una solidità sintattica, un equilibrio compositivo ed una chiarezza espositiva non inferiori a quelle tramandate dal latino. Dunque Dante fonda la prosa filosofica in volgare in cui frequenti sono gli usi di metafore e similitudini, attraverso cui l’autore conferisce concretezza ed evidenza alle proprie rappresentazioni, anche a quelle più squisitamente teoriche. I tre temi fondamentali del Convivio sono quindi: la difesa del volgare, l’esaltazione della filosofia, la discussione intorno all’essenza della nobiltà, cui si riconnette la proposta della monarchia universale rappresentata dall’impero e dalla tradizione romana.