DANTE – 1

di | 9 de Novembre de 2013

Poems from the Convivi

Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete

Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete,
udite il ragionar ch’è nel mio core,
ch’io nol so dire altrui, si mi par novo.
El ciel che segue lo vostro valore,
gentili creature che voi sete, 5
mi tragge ne lo stato ov’io mi trovo.
Onde ‘l parlar de la vita ch’io provo,
par che si drizzi degnamente a vui:
per vi priego che lo mi ‘ntendiate.
Io vi dirò del cor la novitate, 10
come l’anima trista piange in lui,
e come un spirto contra lei favella,
che vien pe’ raggi de la vostra stella.
Suol esser vita de lo cor dolente
un soave penser, che se ne gìa 15
molte fiate a’ pie, del nostro Sire,
ove una donna gloriar vedia,
di cui parlava me sí dolcemente
che l’anima dicea: “Io men vo’ gire”.
Or apparisce chi lo fa fuggire 20
e segnoreggia me di tal virtute,
che ‘l cor ne trema che di fuori appare.
Questi mi face una donna guardare,
e dice: “Chi veder vuol la salute,
faccia che li occhi d’esta donna miri, 25
sed e’ non teme angoscia di sospiri”.
Trova contraro tal che lo distrugge
l’umil pensero, che parlar mi sole
d’un’angela che ‘n cielo è coronata.
L’anima piange, sì ancor len dole, 30
e dice: “Oh lassa a me, come si fugge
questo piatoso che m’ha consolata!”
De li occhi miei dice questa affannata:
“Qual ora fu che tal donna li vide!
e perché non credeano a me di lei? 35
Io dicea: ‘Ben ne li occhi di costei
de’ star colui che le mie pari ancide!’
E non mi valse ch’io ne fossi accorta
che non mirasser tal, ch’io ne son morta”.
“Tu non se’ morta, ma se’ ismarrita, 40
anima nostra, che sì ti lamenti”
dice uno spiritel d’amor gentile;
“ché quella bella donna che tu senti,
ha transmutata in tanto la tua vita,
che n’hai paura, si se’ fatta vile! 45
Mira quant’ell’è pietosa e umile,
saggia e cortese ne la sua grandezza,
e pensa di chiamarla donna, omai!
Ché se tu non t’inganni, tu vedrai
di sì alti miracoli adornezza, 50
che tu dirai: ‘Amor, segnor verace,
ecco l’ancella tua; fa che ti piace’”.
Canzone, io credo che saranno radi
color che tua ragione intendan bene,
tanto la parli faticosa e forte. 55
Onde, se per ventura elli addivene
che tu dinanzi da persone vadi
che non ti paian d’essa bene accorte,
allor ti priego che ti riconforte,
dicendo lor, diletta mia novella: 60
“Ponete mente almen com’io son bella!”

Dante

Il Convivio è un saggio dottrinario composto da Dante Alighieri nei primi anni dell’esilio, ovvero tra il 1304 e il 1307.

Il progetto iniziale di Dante Alighieri era di scrivere un’opera in volgare (destinata quindi anche a coloro che non conoscessero il latino) ripartita in quindici trattati, il primo dei quali con funzione introduttiva e i restanti quattordici di commento ad altrettante canzoni. Dante si ferma però al quarto trattato, commentando le sole tre canzoni Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete, Amor che ne la mente mi ragiona e Le dolci rime d’amor ch’i’ solìa. Ciò perché si pensa avesse già in mente lo schema di un’opera superiore, la “Commedia”.

Il termine “convivio” deriva dal latino convivium e può essere tradotto come banchetto, simposio. L’opera è quindi una mensa (convivio), che offre ai partecipanti (ovvero a coloro che hanno desiderio di sapere e conoscere) una difficile pietanza (vivanda), accompagnata da pane che ne faciliterà l’assimilazione. Alla vivanda corrisponderanno le canzoni, mentre al pane i vari commenti esplicativi.

La prosa del Convivio è caratterizzata da uno stile argomentativo lucido e razionale, che passa in rassegna grandi temi filosofici del tempo (cosmologia, metafisica, politica, etc.), intrisi di aristotelismo, allo scopo di formare un’opera enciclopedica che contenga in teoria tutto lo scibile umano.

Con il Convivio Dante tenta di dimostrare la propria dottrina e di difendersi dalle accuse dei concittadini che l’avevano condannato all’esilio. Interromperà la stesura dei trattati per dedicarsi al componimento delle tre