FRANZ KAFKA-IL CASTELLO
“Tuttavia K. fu seccato – ma in un certo senso anche contento – che Frieda, venuta a sedersi sulle sue ginocchia appena gli aiutanti se ne furono andati, gli dicesse: «Che cos’hai contro gli aiutanti, caro? Non dobbiamo avere segreti per loro. Sono leali». «Leali», disse K., «mi spiano in continuazione, è una cosa stupida, ma insopportabile». «Credo di capirti», disse lei buttandogli le braccia al collo, e stava per aggiungere qualcosa ma non riuscì più a parlare; e poiché la seggiola era vicina al letto, essi vacillarono e si ritrovarono sdraiati. E lì rimasero, ma con meno abbandono della notte precedente. Lei cercava qualcosa, lui cercava qualcosa, ciascuno, furiosamente, contraendo il viso in smorfie, affondando la testa nel petto dell’altro, cercava, e gli abbracci, i corpi che s’inarcavano non facevano dimenticare loro il dovere di cercare ma anzi glielo ricordavano; come i cani frugano disperatamente la terra così essi frugavano l’uno il corpo dell’altro; e smarriti, delusi, per cogliere un’ultima felicità lambivano a volte con la lingua il viso dell’altro. Solo la stanchezza li lasciò immobili e pieni di mutua gratitudine. Poi sopraggiunsero le serve. «Guarda quei due sul letto», disse una e per compassione li coprì con un lenzuolo.”
Tratto da:IL CASTELLO-Testo integrale-Traduzione di Clara Morena