EPITAFFIO
“Per amar molto ed esser poco amata
visse e morì infelice, ed or qui giace
la più fidel amante che sia stata.
Pregale, viator, riposo e pace,
ed impara da lei, sì mal trattata,
a non seguir un cor crudo e fugace.”
Gaspara Stampa( 1523 – 1554 )
Gaspara Stampa, la voce più autentica e spontanea della poesia italiana del sedicesimo secolo,nei suoi versi Gaspara confessò l’esaltazione dei momenti felici e mise a nudo le ansie e i turbamenti dell’animo.Versi che sono senza dubbio la testimonianza di un grande amore, sicuramente non ricambiato, per il conte Collaltino di Collalto, uomo ricco e vanitoso, sfuggente e infedele.
Ciò che conferisce grande fascino ai suoi versi è l’ispirazione sincera, che risiede specialmente nella forza e nel tormento della passione, e che l’autrice riesce a far vivere nel testo poetico con accenti di autentica drammaticità.
il suo diario amoroso, talvolta è una trascrizione meccanica del petrarchismo ma in passione e sincerità,
non può non renderla voce unica nel panorama letterario del Cinquecento.
GIOCHI VERBALI SULLE PENE D’AMORE
Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto;
piangerò, arderò, canterò sempre
(fin che Morte o Fortuna o tempo stempre
a l’ingegno, occhi e cor, stil, foco e pianto)
la bellezza, il valor e ‘l senno a canto
che ‘n vaghe, sagge ed onorate tempre
Amor, natura e studio par che tempre
nel volto, petto e cor del lume santo;
che, quando viene, e quando parte il sole,
la notte e ‘l giorno ognor, la state e ‘l verno,
Gaspara Stampa
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