LA CAMERA DOPPIA

di | 13 de Giugno de 2012

La camera doppia

Una stanza che sembra una rêverie, una stanza veramente spirituale, la cui atmosfera stagnante è leggermente tinta di rosa e di blu.

Qui l’anima si immerge in un bagno di pigrizia, aromatizzato dal rimpianto e dal desiderio. – Qualcosa di crepuscolare, di bluastro e di rossastro; un sogno di voluttà nel corso di un’eclisse.

I mobili hanno forme allungate, illanguidite, prostrate. Sembrano sognare. Li si direbbe dotati di una vita sonnambolica, come quella dei vegetali e dei minerali. Le stoffe parlano una lingua muta, come i fiori, come cieli e soli al tramonto.

Ai muri, nessuna infamia artistica. Di fronte al puro sogno, all’impressione non ancora analizzata, l’arte definita, l’arte effettiva è una bestemmia. Qui tutto ha la chiarezza sufficiente e la deliziosa oscurità dell’armonia.

Un sentore infinitesimale del genere più squisito, a cui si mescola una leggerissima umidità, galleggia in questa atmosfera in cui la mente assopita è cullata da calde sensazioni di serra.

La mussola piove abbondantemente davanti alle finestre e al letto; si spande in cascate nevose. Sul letto è sdraiata la sovrana dei miei sogni, il mio idolo. Come mai? Chi l’ha portata qui? Quale magico potere l’ha collocata su questo trono fantastico e voluttuoso? Ma che importa? Lei è qui, e io la riconosco.

Eccoli quegli occhi la cui fiamma trapassa il crepuscolo; quei sottili e terribili specchietti che riconosco dalla loro spaventosa malizia! Attirano, soggiogano, divorano lo sguardo dell’imprudente che li contempla. Le ho studiate a lungo queste stelle nere che costringono alla curiosità e all’ammirazione.

A quale dèmone benevolo sono debitore di trovarmi così circondato di mistero, di silenzio, di pace e di profumi? O beatitudine! Ciò che di solito chiamiamo vita, anche nella sua espansione più felice, non ha niente in comune con questa vita suprema di cui ora ho conoscenza e che assaporo minuto per minuto, secondo per secondo!

No, non ci sono più né minuti, né secondi! Il tempo è sparito. È l’Eternità che regna, un’eternità di delizie!

Ma un colpo terribile, pesante, è risuonato alla porta, e, come nei sogni infernali, mi è sembrato di ricevere un colpo di piccone allo stomaco.

Poi uno Spettro è entrato. È un usciere che viene a torturarmi in nome della legge; è un’infame concubina che viene a piangere miseria e ad aggiungere le trivialità della sua vita ai dolori della mia; o forse è il galoppino di un direttore di giornale, che viene a reclamare un altro pezzo del manoscritto.

La stanza di paradiso, l’idolo, la sovrana dei sogni, la Silfide, come diceva il grande René, tutta questa magia è sparita con il colpo brutale battuto dallo Spettro.

Ricordo bene! Che orrore! Sì, è mio questo tugurio dove è di casa l’eterna noia! Ecco i mobili: insulsi, polverosi, scheggiati. Il camino senza fiamma e senza brace, lordato di sputi; le tristi finestre su cui la pioggia ha lasciato scie polverose; i manoscritti cancellati o incompleti; il calendario su cui la matita ha segnato date sinistre.

E quel profumo d’un altro mondo, di cui mi inebriavo con perfezionata sensibilità, eccolo ahimè rimpiazzato da un odore disgustoso di tabacco, mescolato a qualcosa di ammuffito e di nauseante. Ora qui si respira il puzzo rancido della desolazione.

In questo mondo ristretto, ma così pieno di disgusto, un solo oggetto noto mi sorride: è la fiala del làudano, vecchia e terribile amica; come tutte le amiche, ahimè, prodiga di carezze e di tradimenti.

Sì, il Tempo è ricomparso! Il Tempo regna sovrano, ora. E con questo orribile vegliardo è tornato il suo seguito di Ricordi, di Rimpianti, di Spasimi, di Paure, Angosce, Incubi, Collere e Nevrosi.

Ora i second