UN POETA GRECO – G.RITSOS

di | 10 de Giugno de 2012

DOLOROSA

Resta. Non accendere la lampada. Lascia che i nostri occhi
si riempiano a lungo delle tenebre,
che i tuoi bruni capelli versino la pesante mollezza
delle loro onde sui nostri baci silenziosi.
Noi siamo gli stessi, l’uno e l’altra. I cieli
pieni di sole ci hanno ingannati. Il giorno ci ferisce.
Voluttuosamente culliamo la nostra debolezza
nell’oceano della sera triste e delizioso.
Lenta estasi, sonno agitato e senza sogni
il flusso funebre rotola e srotola e prolunga
i tuoi capelli, dove la mia fronte si tumula in deliquio…
Calma sera, che odia la vita e le resiste,
che lungo fiume di letargica pace e d’oblio
cola nei capelli fitti di tristi nebbie.
(da “Soirs moroses”, 1876)

Ghiannis Ritsos

ANCHE LE PAROLE

Anche le parole
vene sono
dentro di esse
sangue scorre
quando le parole si uniscono
la pelle della carta
s’accende di rosso
come
nell’ora dell’amore
la pelle dell’uomo
e della donna.
*

Corpo nudo
coricato o eretto
geografia ignota
studiata mille volte
appresa a memoria
ignota –
ho udito il colpo –
chi ha gettato i dadi
sulle mattonelle del bagno?

da “Erotica”
*

“Il tuo corpo è infinito. / Indescrivibile il tuo corpo”

Il giorno è folle. Folle la casa. Folli le lenzuola.
Folle anche tu; balli abbracciata alla tenda bianca;
batti la pentola come un tamburello sopra le mie carte;
corrono per le stanze le poesie; odora di latte bruciato;
dalla finestra guarda un cavallo di cristallo. Aspetta, – ti
dico.
Alla lega dei carpentieri abbiamo scordato il tripode di
Femonea;
s’invertono gli oracoli. Abbiamo scordato la luna insanguinata d’ieri.
la terra scavata di fresco.
Passa una vettura carica d’oleandri.
Le tue unghie sono petali rosa. Non giustificarti.
Nell’armadio hai messo sacchettini di tulle con lavanda.
Gli ombrelli di sole impazziti s’impigliano alle ali degli Angeli.
Sventoli il fazzoletto;
chi saluti? chi saluti? – è qui il mondo.
Una tartaruga marrone se ne sta quieta sulle tue ginocchia;
sul suo guscio scolpito si movono muschi fradici di mare.
E tu balli.
Un cerchio di botte dei tempi andati rotola giù dal colle,
cade nel ruscello, schizzano gocce, t’infradiciano i piedi,
ti s’è bagnato anche il mento. Aspetta che t’asciugo.
Tu non m’ascoli nel tuo ballo. E’ un vortice, dunque,
la durata; la vita è circolare; non ha fine. Ieri notte
passarono i cavalieri. Ragazze nude in groppa ai loro cavalli;
forse perciò gridavano le anitre selvatiche sul campanile.
Non le udimmo mentre gli zoccoli dei cavalli affondavano
nel nostro sonno.
Oggi hai trovato un ferro di cavallo d’argento davanti alla porta.
L’hai appeso sull’architrave. La mia fortuna – gridi; –
la mia fortuna – gridi ballando. Accanto a te balla anche
l’alto specchio
mandando bagliori di mille corpi e della statua d’Ippolito
incoronata di papaveri.
Se n’è andato il mio pappagall, – parli ballando –
e più nessuno imita la mia voce; ahi, ahi, –
questa voce dentro di me, viene dalla foresta di Dodona.
Laghi purissimi si levano in aria con tutte le loro ninfee
bianche,
con tutti i loro germogli sommersi. Tagliamo canne,
costruiamo una capanna d’oro. Ti arrampichi sul tetto.
Ti afferro con la mano alla caviglia. Ma non scendi.
Spicchi il volo. Voli nel blu. E porti via anche me
che ti tengo per la caviglia. Dalla tua spalla cade
il grande asciugamano blu nell’acqua; galleggia per un pò
e poi sprofonda con ampie increspature, lasciando in superficie
un pentacolo tremulo. Non salire oltre:- ti grido. Non salire.
E d’improvviso atterriamo entrambi sul leggendario letto con un tonfo
sordo.

E ascolta:
giù nella nostra via passano gli scioperanti con striscioni e bandiere.
Li senti? Abbiamo fatto tardi. Prendi con te anche il fazzoletto del tuo ballo.
Andiamo. Ti ringrazio, Amore.

Ghiannis Ritsos, da “Parola carnale”, Crocetti 1981 –

FONTE :Internet

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Poeta greco (Monemvasìa 1909 – Ate