I LUOGHI DELLE MUSE

di | 1 de Aprile de 2012

Nella poesia greca i luoghi delle Muse sono luoghi reali, ai quali il poeta fa riferimento e che vivono nel suo ricordo (come la cinta muraria in Omero o la campagna in Esiodo), come reali sono gli itinerari che conducono ai luoghi dell’ascolto (santuari, panegureis ecc…).

I luoghi delle Muse sono quindi i luoghi della poesia, che finisce con l’identificarsi coi luoghi stessi, che diventano riferimento di ispirazione poetica. Il poeta è signore della parola, che a sua volta è signora della Memoria, e la Musa è insieme memoria e parola rivelata, cioè disvelamento; perché la verità possa giungere a chi ascolta ci vuole l’oblio (lhsmosuénh). Infatti tutti i poeti insistono sulla contrapposizione verità/menzogna.

In Omero, nel primo verso dell’Iliade, sono in primo piano sia mhénin, l’oggetto dell’ispirazione, che la Musa, che è la fonte dell’ispirazione: il poeta, che quasi scompare, ha bisogno della Musa perché possa comporre. Ma già nel II libro dell’Iliade, nel cosiddetto “catalogo delle navi”, il poeta comincia a dialogare con la Musa. Nel proemio dell’Odissea, l’espressione a!ndra moi e!nnepe conserva l’anonimato epico, ma il verbo è un po’ laico ed il poeta si affranca interiorizzando la poesia, mentre la Musa ispira attivamente il ricordo, com’è naturale in una società orale.

Ma tra l’aedo Omero ed il vate Esiodo c’è un abisso: il luogo dell’uno è il palazzo dove canta, quello dell’altro è il monte Elicona. Esiodo è scelto dalle Muse, egli conserva la tecnica aedica, ma non ne ha più lo statuto sociologico, rifiuta la corporazione, il rapporto con le Muse è personale, avviene mentre pascola le pecore.

L’Elicona, dove avviene la consacrazione di Esiodo (Theog. 1-13 e 22-45), è il monte sacro alle Muse, sacralità reale sottolineata dalla fonte Ippocrene e dai due fiumi che vi scorrono. L’apparizione delle Muse si deve intendere come una visione onirica o come evento reale? Il poeta presenta il fatto come realmente accaduto. Le Muse possiedono il monte, esse danzano ritualmente in un paesaggio ben localizzato. Al v.22 “ediédaxan me” indica una trasmissione di conoscenza che esse fanno ad Esiodo. Nei vv. 26-27 Esiodo esprime il suo rammarico per il fatto che in genere gli uomini badino solo ai loro bisogni materiali, ma se è vero che menzogne sono spesso le parole del mito (è stretto il limite tra verità e menzogna) le Muse sanno anche cantare il vero per cui la parola rivelata dalle Muse è alhéqeia, conoscenza che mette Esiodo in grado di cantare il senso profondo delle cose. Esiodo riceve quindi una vera e propria investitura poetica: le Muse gli lasciano uno scettro di alloro ( che oltre a richiamare Apollo, ricorda anche il bastone del pellegrino che lo individuava come messaggero e profeta) che simbolicamente indica l’autorevolezza del parlare.

Al v.31 eneépneusan ci mostra il soffio ispiratore che ricorda l’enqusiasmoèv, l’estraniamento dovuto alla divinità che animava dall’esterno. Nei vv.55-sgg. si specifica che il messaggio di verità delle Muse, definite figlie di Mnemosine, giunge al poeta dopo che sono stati rimossi gli ostacoli di ordine psichico. Esse sono nove e sono o|moéfrwnev, “ di uguale sentire” e garantiscono il ricordo. Da Esiodo in poi, perciò, la poesia sarà per sempre “dono delle Muse” nella letteratura occidentale.

In Archiloco (fr.1) il dono delle Muse non è sacro (i|eroèn) bensì eratoèn, amabile, mentre il participio epistaémenov indica un diverso approccio del poeta alla sapienza delle Muse: essa è episthémh, conoscenza e perizia personale. In ciò Archiloco, che secondo la tradizione ricevette l’iniziazione poetica attraverso l’investitura della poesia giambica, riunisce, per così dire, la posizione di Omero ed Esiodo.

In Saffo (fr.2V.) il luogo fonte di ispirazione poetica è il boschetto del tiaso: qui Afrodite viene invocata, benché la sua epifania non venga descritta, ma ogni verso prepara all’apparizione della dea che verrà. Tutto il componimento rimanda ad un rap