Tratto da un testo di un autore romagnolo,
Giovanni Nadiani, di Faenza,
…io non lo so, ma chi lo sa poi /
è fatica sapere da dove provenga /
il male, dove nasca e cresca /
fino a prendere proprio te, non un altro /
sapere perché una persona, un giorno /
si ammala dentro la testa e non è più la stessa…/
d’accordo il male del mondo è un’altra cosa /
il male di stare al mondo, no io non dico /
il male di un uomo già in partenza condannato /
al dolore più grande da quando nasce /
quella ingiustizia mai finita che è morire /
morire in un letto di ospedale /
o sbriciolarsi di colpo tra le lamiere di una strada /
io mi chiedo questo male che ti prende dentro /
che non si vede e nessuno se ne accorge /
la malinconia del cervello, per l’estate finita /
di una vita col male, dentro allo stare bene…/
…pare che tu abbia tutto con i giorni che si aprono /
nel sole rosso, sopra l’autostrada che riluccica /
che scendono alla sera sul rosso delle macchine/
sui campi di grano accarezzati dal vento /
a disegnare con un pastello nel fondo delle ore /
il lampeggiare celeste delle distese dei monti dove /
un giorno vi siete incontrati vi siete scambiati /
le lingue in bocca per prendere un’unica strada /
un’unica voce, a respirare insieme la saliva /
dei figli, lottare per allevarli perché non siano /
figli del mondo, sapendo stare al mondo /
che vadano anche essi per la loro strada /
e avanti ancora insieme fino a quella mattina/
i fiori che innaffiavi non sono più gli stessi/
hanno perso il profumo /
non ti chiamano più, avete smesso di parlare /
e quel sole rosso che si alza, è sempre freddo /
un candelotto di ghiaccio in estate a forarti il cuore /
a piantarsi nel cervello, a farti un buco /
un fosso, non ci corre più nulla, è vuoto /
vi si infila il male del nulla /
il nulla che ti mangia /
non senti più nulla /
sei diventato un nulla /
un vuoto di nulla /
nulla, vuoto /
vuoto /
nulla…/
//
“non ci capisco più nulla com’è successo /
come ho fatto a scivolare dentro al male /
a farmi mangiare dal vuoto del nulla /
che ti volevo bene ad ogni ora dei miei giorni /
che non ho mai voluto male a nessuno /
darei l’anima al diavolo per capire /
non c’è mica una ragione /
perché il Signore mi debba punire /
dentro a questa bottiglia vuota senza fondo /
della mia storia, dei miei giorni tra la nebbia /
dove si è perso il sapore del pane /
delle cose, del nostro stare insieme…
io non ci vado, non ci vado in clinica /
voglio guarire qui, con voi, qui a casa mia” //
//
un’ora /
un’altra ora /
un giorno, giorno per giorno /
hai piegato la schiena /
rovesciato gli occhi a camminare /
così intontita dalle medicine /
sei caduta e nessuno che ti risollevi /
l’anima caduta che non dorme più la notte /
una striscia nera sempre accesa /
che t’intrappola con la paura /
di tutte le cose, di tutte le facce dei tuoi fantasmi /
che non sai da dove vengano /
ti aggrappi perché non ti portino via /
al tuo letto, a ciò che hai fatto, a chi ti è vicino /
a coloro che ancora ti vogliono bene
ma si sono stancati /
anche loro sono solo essere umani, di pelle e ossa /
come te pelle e ossa anche se mangi tutto il giorno /
e anche la notte senza sfamarti mai /
la fame della paura che ti mangia gli occhi
fuori dalle orbite a cercare dappertutto /
un posto dove fermarsi, senza trovarlo /
e si buttano a terra a strisciare sui ciottoli /
sbattendo i piedi storditi, cercando una strada /
per andare avanti un altro po’, però nulla /
ha più il sapore d’una volta, non ci credi /
in ciò che dovrebbe arrivare per te nei tuoi giorni /
dei giorni con quel sole rosso sopra il sereno /
non ce ne sono più, soltanto un filo di nuvole grigie
ah se ci fosse davvero uno capace di raccontare /
l’attimo in cui si esaurisce l’amore per le cose /
l’amore per le persone, del loro stare insieme /
annegato nel vuoto di quel male che li divora /
senza c