SUONAVA OGNI NOTA COME SE FOSSE L’ULTIMA

di | 13 de Luglio de 2009

Una notte di due anni fa, Walter Veltroni ricevette in regalo più o meno casualmente,un disco di un pianista jazz, una delle sue più ferventi e riconosciute passioni. Luca Flores era il nome sulla copertina, un nome per lui sconosciuto. Eppure appena inserito il cd nel lettore ne rimase folgorato.
In quei solchi era racchiusa una musica formidabile e straziante al tempo stesso, che evocava un doloroso e inquieto paesaggio interiore,
come del resto ribadito dalle note a margine,
in cui si legge che quel giovane musicista si era suicidato pochi giorni dopo quell’incisione,nel 1995.

Da allora Veltroni ha cercato di scoprire tutto quello che poteva su un uomo considerato alla stregua di un amico perduto. Dalle affannose ricerche su internet alle testimonianza della sua famiglia, fino alla manciata di registrazioni lasciate ai posteri, l’autore ribadisce: “Ora penso di conoscerlo meglio e di volere più bene alla sua musica, al suo dolore, a lui”.

Le tappe fondamentali della sua vita, dalla nascita a Palermo nel 1956, all’adolescenza di un bambino prima felice e poi improvvisamente turbato forse dalla sua eccessiva sensibilità, che lascia la sua terra per conseguire il diploma al Conservatorio di Firenze, fino alla sua affermazione sulla scena del jazzistica anche di un certo prestigio (riuscì a suonare anche con Chet Baker e Dave Holland n.d.r.), poggiando su una varietà di influenze e stili.

Se il jazz è una musica che affonda nella libertà improvvisativa le sue radici, sono molte le storie di umana disperazione che hanno contraddistinto le vite di molti dei suoi personaggi più in vista: “Il paradosso di una musica di libertà ,è la propensione all’autodistruzione da parte di chi la ascolta.
Come se si riuscisse davvero a comunicare la gioia della libertà di creare solamente dall’abisso del dolore personale”.

E se per Flores vigeva il comandamento di suonare ogni nota come se fosse l’ultima ,il libro mostra un grande garbo nel raccontare il trapasso di una vita mutilata e irrisolta, un racconto dove la famiglia costituiva un preciso punto di riferimento come spesso avviene al sud, offrendo una protezione dalle ostilità del mondo esterno, con sorrisi e carezze. Dal tepore materno ai dubbi atroci di un uomo tormentato che decide quasi all’improvviso di farla finita, la sua vita scorre quasi come un battito di ciglia.

Una vicenda appassionante condensata nelle ultime parole del libro di VELTRONI che descrivono Luca come “Sole e luna, giorno e notte. Come la vita. Come il mondo che sognava, ascoltando Vivaldi.

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