Scivolavano cosí dolci i tuoi capelle tra le mie dita
che non ho avuto il tempo di apprezzarli.
Scivolava cosí dolce la tua mano sul mio petto
che non ho avuto il tempo di trattenerla.
Adesso é tutto cosí diverso che non mi riconosco.
Adesso é tutto cosí lontano che, quasi, non ti ricordo.
Scivolava cosí,lenta, la mia vita, fiume di cose non fatte,
lago di cose rotte, mare di cose da fare.
Cosí che non mi sono accorto di te che mi guardavi con i tuoi
grandi occhi chiari, seduta sulla riva.
Non mi sono accorto,
proprio non ti ho vista, ma tu hai visto me,
con la neve al ginocchio, con l’anima in spalla,
faticando per vedere il domani.
Cosí che hai deciso di regalarmi un giorno,
e mi hai detto “Italiano!”,ne siamo passati tanti che
avevi imparato la parola.
Ho laciato il fucile in un angolo e faticosamente sono tornato uomo,
ho lasciato liberi i ricordi, ho lasciato fuori, per un momento,
le mie paure, ho lasciato riposare i morti,
ho lasciato tutto, tanto…per un giorno…
Hai preso la mia mano come se fossi stato un bambino,
hai preso il mio cuore che avevo dimenticato di avere,
hai preso quello che rimaneva di me,
hai preso la mia anima e te la sei gettata in spalla come
se fosse un sacco di patate.
E tu le patate le facevi buone, la isba era calda ed io stavo bene.
Tu non avevi piú nessuno ed io forse non avevo un domani.
Cosí che mangiammo patate, ci scaldammo al fuoco della tua stufa,
e facemmo l´amore.
Il mattino ci sorprese cosí, abbracciati alla disperazione.
Malgrado me, ripresi il fucile e tornai soldato.
Sono passati tanti anni,
a volte quando vado a pescare mi sembra di vedere
dall´altro lato del fiume qualcuno che mi guarda,
non posso fare a meno di ricordare i tuoi grandi occhi chiari.
Adesso i tuoi grandi occhi mi guidano tra i boschi della mia terra,
nessuno lo sá, nessuno lo saprá, mai.
Nemmeno le tue patate, nessuno le mangierá,
almeno come le ho mangiate io.