UN LIBRO “Memoria delle mie puttane tristi”

di | 16 de Novembre de 2009

García Márquez Gabriel – Memoria delle mie puttane tristi

“L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte di amore folle con un’adolescente vergine.”

Comincia così il nuovo romanzo di Gabriel Garcia Márquez, il libro con cui il premio Nobel colombiano
torna dopo dieci anni alla narrativa. A raccontare è la voce dell’anziano protagonista,
un giornalista eccentrico e solitario, che accanto a un’adolescente scopre il piacere inverosimile
di contemplare il corpo nudo di una donna che dorme “senza le urgenze del desiderio
o gli intralci del pudore”. Scopre forse per la prima volta l’amore,
quello che non ha mai cercato in tutte le donne che ha incontrato e conosciuto, trovando
“l’inizio di una nuova vita a un’età in cui la maggior parte dei mortali è già morta”.

Solitudine, vecchiaia, amore, tre motivi ricorrenti nell’universo narrativo di Gabriel García Márquez, convergono nel suo ultimo lavoro, Memoria delle mie puttane tristi, l’opera con la quale il premio Nobel colombiano torna al romanzo dopo aver pubblicato la prima parte della sua autobiografia, Vivere per raccontarla (Mondadori, 2002).

A dispetto del titolo, questo libro non narra una sfilza di avventure libertine, ma la storia di un uomo di novant’anni che scopre l’amore per la prima volta grazie a una prostituta adolescente che contempla sempre e solo nuda e addormentata. L’opera è un esplicito omaggio al romanzo di un altro premio Nobel, Yasunari Kawabata, La casa delle belle addormentate (1961; Mondadori, 1972), che si svolge in un inconsueto lupanare in cui uomini anziani trascorrono la notte in compagnia di giovani vergini addormentate con l’esplicito divieto di sfiorarle. Ma al di là del motivo centrale i due romanzi sono molto diversi. Se in Kawabata la visione delle vergini si fa strumento di introspezione ed elevazione spirituale, in García Márquez assume risvolti più romantici e passionali. L’anziano protagonista si innamora della adolescente e questo sentimento, per lui inedito, rivoluziona la sua vita e lo induce a ripensare alla propria esistenza. Infatti il romanzo, narrato in prima persona e ambientato in uno scenario e in un’epoca imprecisati, abbraccia due piani temporali e due discorsi: il presente del maturo innamorato col racconto del suo amore tardivo e la storia del suo passato.

Il personaggio principale, che rimane anonimo, è un uomo coltissimo che ama i classici e la musica. Critico musicale e mediocre editorialista del “Diario de la Paz”, dopo essere stato uno apatico professore di grammatica e latino, vive fra gli stenti nella casa che l’ha visto nascere e nella quale attende di morire circondato solo dai suoi libri e dai suoi dischi. Frequentatore di bordelli sin dall’età di dodici anni, ha sempre pagato i rapporti d’amore, anche quando le occasionali compagne non lo richiedevano: “Non sono mai andato a letto con una donna senza pagarla, e le poche che non erano del mestiere le convinsi con la ragione o con la forza a prendere il denaro sia pure per buttarlo nella spazzatura”. Sul punto di sposarsi con la mai amata Ximena Ortiz, la abbandonerà sull’altare per via delle prostitute che, a suo dire, non gli hanno lasciato il tempo di accasarsi. Il suo unico rapporto duraturo è quello con Damiana, la fedele domestica che era solito sodomizzare una volta al mese sin da quando era poco più di una bambina, totalmente cieco all’amore che da decenni questa nutre nei suoi confronti.

Nel giorno del suo novantesimo compleanno questo vecchio dissoluto sente risvegliare in sé istinti vitali da tempo sopiti, decide quindi di regalarsi “una notte d’amore folle con un’adolescente vergine”. Si rivolge a Rosa Cabarcas, la tenutaria del postribolo più noto della città di cui era stato assiduo cliente. La donna accondiscende alla sua richiesta e alle dieci della sera gli fa trovare una bambina di quattordici anni che il protagonista battezzerà Delgadina, preferendo sino alla fine ignorarne il vero nome.

Quando il vecchi