Le lettere d’amore della monaca portoghese Mariana Alcoforado sono cinque lettere scritte da una monaca portoghese del XVII secolo e indirizzate a un ufficiale francese che prima l’ha sedotta e amata e poi abbandonata.
Cinque lettere brevi ma intense in cui la giovane religiosa, riversa tutta la sua disperazione per un amore finito male per un ufficiale francese venuto in Portogallo
per combattere contro gli spagnoli e poi tornato a Parigi, dimentico della passione che l’aveva legato a lei.
Un amore che le ha fatto conoscere i piaceri della carne e il profumo della felicità ma che le ha fatto anche assaggiare il sapore amaro della delusione, improvvisa e inaspettata.
Apparse anonime a Parigi nel 1669, Le lettere portoghesi costituirono fin da subito un caso letterario.
La loro attribuzione, infatti, è stata tra le più controverse della storia letteraria francese.
Da un lato si è prestata fede all’autenticità della monaca, cui alcuni eruditi ottocenteschi riuscirono anche a dare un nome e una biografia: quelli di Mariana Alcoforado, nata nel 1640 e vissuta fin dall’età di dodici anni in un convento portoghese e badessa dal 1709.
Dall’altro, dopo una serie di ricerche, nel Novecento ,Rousseau, le classificò come un falso
dietro il quale si poteva riconoscere la penna di Gabriel-Joseph de Lavargne Conte di Guilleragues,
se non addirittura il grande Racine.
Gabriel-Joseph de Lavergne, conte di Guilleragues,era un cortigiano con prestigiose amicizie letterarie
e autore di versi galanti e mondani ma che impallidiscono al confronto con la prosa delle Lettere.
Egli, però, non confessò mai di aver scritto l’opera, né mai alcuno dei suoi amici gliela attribuì.
Al di là del mistero, che forse mai sarà risolto, circa la reale identità dell’autore di questo capolavoro
della letteratura francese, restano queste cinque epistole potenti, liriche, appassionate che affascinano,
commuovono e spiazzano.La povera Mariana , in estenuanti righe che sembrano vergate col suo stesso sudore,
col suo sangue, anela un cenno dal suo uomo; Mariana esprime in modo sacrilego la forza del suo amore e domanda cosa avesse fatto di male per sopportare d’esser stata illusa col miraggio del grande amore per ritrovarsi poi sola, dopo aver ceduto alla passione…
Mariana vive in queste lettere un universo di dedizione, di tenerezze, di rimpianti, incredula dell’abbandono, fino ad arrivare a distinguere tra l’amore come sentimento assoluto e il soggetto a cui si rivolge.
Sfiorisce l’irrazionale passione mentre subentra il bene,
prezioso( ma triste perchè cosciente), dell’intelligenza.
Ogni lettera è inviata a Noël attraverso un luogotenente che arriva con una nave dalla Francia, al quale Mariana affida i suoi messaggi; la mancanza di risposte da parte del cavaliere, o risposte insulse le fanno capire la vacuità dell’uomo da lei idolatrato.[…]
Concluso il dialogo con Noël assente o reticente, muto o derisorio, Mariana arriva al distacco dall’amante,
non senza qualche disperato ritorno ad una passione difficile da spegnere.
Alla fine il cavaliere offrirà quelle lettere appassionate e sanguinanti ad un “antiquario” perchè comprandole ne faccia commercio, com’era di moda nel seicento,
quando i carteggi amorosi venivano inventati dai letterati per la delizia dei salotti.
Eppure, Mariana Alcoforado è realmente esistita; a Beja c’è la sua tomba, nel convento dove visse fino agli ottant’anni, dimentica, dopo tanto soffrire,
dello stolto e vanesio cavaliere francese.
Mariane somiglia a qualsiasi donna (o quasi), anzi,
a qualsiasi donna innamorata .
Nell’ultima fredda lettera in cui, pur nel distacco, Mariana implora l’amante di non cercarla mai più e di avere almeno questo gesto di umanità aiutandola a dimenticare, ammesso che si possa dimenticare.
“La vostra indifferenza non la invidio, mi fate compassione. Vi sfido a dimenticarmi completamente;
m’illudo di avervi messo in condizione di non provare senza di