Nata a Boston, nel 1932, Sylvia Plath rivelò ben presto la sua predisposizione alla poesia,
incomincia a scrivere versi da bambina,
impara rime, si esercita in metri sillabici, villanelle o terzine,
la sua è una poesia fin dall’inizio estremamente cunning, abile, astuta;
consulta per quasi ogni parola il dizionario dei sinonimi,
è attratta dalla perfezione fino al disumano, cresce in un clima accademico di rigore e
competizione intellettuali estremi, ha una fantasia surreale.
Nell’estate del 1953 ci fu il primo serio tentativo di suicidio.
Ricoverata, subi l’elettroshock come un’esperienza terribile ed atroce.
Il racconto di quell’estate è stato da lei romanzato nello splendido (ed unico) romanzo
che abbia mai scritto: “La campana di vetro”.
Una borsa di studio la portò in Inghilterra e a Cambridge;
conobbe e sposò il poeta Ted Hughes, con cui ebbe due figli.
Anno 1962.
Sylvia Plath e Ted Hughes conoscono
il poeta David Wevill e Assia Gutman:
tra Assia e Ted ,il marito di Sylvia
scatterà un’attrazione immediata,
se ne rende conto Sylvia subito.
Tra giugno e luglio del 1962 Assia e Ted diventeranno amanti,
Sylvia affronta Ted, prende i bambini e va via di casa,
dirà in seguito a proposito:
“Quando dai a qualcuno tutto il tuo cuore
e lui non lo vuole,non puoi riprenderlo indietro.
Se ne é andato per sempre”
La separazione da Ted e il dolore non verranno più confidate ai suoi Diari,
ma alle Letters Home ,
destinate alla madre e al fratello.
L’anno dopo Ted cercherà una riconciliazione, nessuno saprà cosa accadde.
11-2 – 1963 L’ansia, la depressione, un oscuro male di vivere la portano al suicidio
La conoscenza del dolore spesso è un fardello troppo pesante da portare da sole.
… …
Il 1962 e i mesi precedenti al suicidio segnarono il periodo più prolifico di Sylvia,
tanto che alla madre scrisse:
“…sono una scrittrice di genio:ce l’ho dentro.
Sto scrivendo le poesie migliori della mia vita; mi daranno la fama”.