SONETTI DI SHAKESPEARE – 1

di | 12 de Novembre de 2011

sonetto XIX

Grinfie di tigre rodi, tempo audace,

rendi alla terra in pasto la creatura,

prendi le zanne orrende della fiera,

ardi nel proprio sangue la fenice.

Pena o conforto da’ come ti piace,

fa’ quel che credi, tempo corridore,

al mondo, alle sue grazie periture,

ma ti proibisco il crimine più atroce:

al viso del mio amore serba luce,

risparmia lo scalpello guastatore,

alla rovina lascialo scampare,

che a futura bellezza sia matrice.

O infuria, tempo! e come che imperversi,

l’amore vivrà eterno nei miei versi

william shakespeare

sonetto -XXVII

Torno a giacere – il giorno mi ha spossato.

Riposano le membra, ma il pensiero

dimentica le vie che ho camminato

e inizia il proprio viaggio, più leggero.

La mente inquieta lascia il suo giaciglio:

peregrinante amore a te la reca;

si leva insonne, non vuol chiuder ciglio,

si leva nella tenebra più cieca.

E suscita dal niente una chimera,

un’ombra cara: ed ecco il tuo sembiante

far bella questa vecchia notte nera,

donarle un fuoco vivo di diamante.

Fatica il corpo il dì, la notte il cuore:

l’amante non ha tregua dall’amore.