SCALE DI FUOCO

di | 30 de Novembre de 2012

Sabina sapeva che nessuna onorificenza o cariche assegnate
a un uomo o a una donna
potevano influire sul loro talento innato
o la totale mancanza di qualità come amanti.
Nessun titolo di emerito architetto
avrebbe conferito loro
la magica conoscenza del corpo.
Nessun virtuosismo verbale
avrebbe rimpiazzato la familiarietà
con le sue parti più sensibili.
Nessuna medaglia al coraggio
avrebbe potuto attribuire quelle audacie aggraziate,
i violenti rapimenti,
la conoscenza precisa della battaglia d’amore ,
del momento giusto per sedurre,
per consolidare o per capitolare.

E’ questo un mestiere, un’arte e una professione
che non si puo’ imparare,
ma richiede la divinazione delle punte delle dita,
l’attenta decodifica dei segnali
a partire da un battito di ciglia,
un occhio come un microscopio
che colga l’approvazione di uno sguardo,
un sismografo che registri le vibrazioni
dei piccoli nervi azzurrini sottocutanei,
la capacità di prognosticare cosa accadrà
dal verso della peluria così come
dall’inclinazione delle foglie c’è chi riesce
a predire la pioggia,
individuare dove incombono gli uragani,
dove c’è pericolo di inondazioni
in modo da indovinare
le regioni da abbandonare,
quelle da invadere,
quelle da colmare
e quelle da conquistare con forza.

Non c’erano nè decorazioni nè diplomi per l’amante,
nessuna scuola o esperienza di viaggio
potevano essere d’aiuto ad un uomo
che non sente il battito, il tempo e i ritmi del corpo,
che non riesce a cogliere i balzi danzanti
del desiderio giunto al culmine,
o lanciarsi in acrobazie di tenerezza e lussuria,
e che non conosce tutte le infinite virtuosità del silenzio.

Anais Nin

tratto dal romanzo “Scale di fuoco”.