Mi è stato promesso in giorni di sole malato
il sapore amaro della morte
ma io non lo conosco ancora.
Conosco però l’impotente bestemmia rabbiosa, lacrimosa
che sale da dentro
per ognuno che parte così all’improvviso senza lasciare indirizzo.
Dietro le spalle solo grandi stanze,
vuote, lunghe, troppo alte, troppo buie.
Io non lo conosco ancora
questo viaggio che immagino faticoso e senza speranza.
E vedo ogni giorno che passa
ogni ora,
pieni di luce e colori.
Non può morire la luce
e finchè il sole si alza sul mondo
fiorisce di bellissimi pensieri, che sono fiori.
Tra le musiche della vita,
la morte è la musica più straziante,
più forte, prepotente, cattiva:
Brucia il foglio della partitura in grigia cenere
e in fiamma tutto riduce,
muore chi ama, chi ha amato
chi canta, chi ha cantato
chi suona, chi ha suonato.
Sapore amaro quello della morte.
Sparite è la luce appena venuta
piccola giovane luce che piano piano cresceva,
senza fretta,
e illuminava noi e i nostri gesti.
Non luce accecante che sfoca i contorni delle cose,
ma buona dolce e semplice
che le cose accarezza.
Sparita è la tua luce come passa via la nebbia dalle nostre parti
ognuno grida
ma la foschia non si dirada.
Muto grido di disperazione.
Sei arrivato al tuo porto,
hai abbandonato il tuo remo.
Principe Desiderio
ombra senza età.
(Augusto Daolio)
Forse non tutti la conoscono questa poesia di Augusto,
é il mio omaggio per ricordare questo grande protagonista della canzone d’autore:
Augusto Daolio era nato a Novellara (Re) il 18 febbraio 1947.
come ebbe a scrivere lui: “… nel cuore della notte, mentre freddo e brina duellavano con rami secchi di pioppi e tigli”.
Tratto da “Augusto Daolio: musicista, poeta, scrittore”:
Il 7 ottobre 1992, moriva – in seguito ad una battaglia contro un tumore ai polmoni – Augusto Daolio, mai dimenticato leader dei Nomadi.