LA MORTE DI UN AMORE

di | 31 de Dicembre de 2012

La morte di un amore è come la morte di una persona amata.

Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto,
lo stesso rifiuto di assegnarti a quel vuoto.

Perfino se l’hai attesa, causata,

voluta per autodifesa o buonsenso,

o bisogno di libertà..quando arriva ti senti invalido, mutilato.

Ti sembra di essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo,

un polmone solo, una gamba sola, il cervello dimezzato..

e non fai che invocare la metà perduta di te stesso:

colui o colei con cui ti sentivi intero.

Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe,
i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose.

Il ricordo ti consegna la memoria di una persona pregevole anzi straordinaria,

di un tesoro unico al mondo, nè serve a nulla dirsi che cio’ è un’offesa alla logica,

un insulto all’intelligenza, un masochismo

(in amore la logica non serve, l’intelligenza non giova

e il masochismo raggiunge vette da psichiatria).

Poi… un pò alla volta ti passa.

Magari senza che tu ne sia consapevole,

lo strazio si smorza, si dissolve..il vuoto diminuisce,

e il rifiuto di rassegnarti ad esso scompare.

Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore

non era l’unico tesoro al mondo e per un certo periodo

recuperi la tua interezza con un’altra metà

o supposta metà di te stessa.

Pero’ sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce,

un livido nero che la deturpa.

Ecco perchè, anche se un amore langue senza rimedio,

lo curi e ti sforzi di guarirlo, lo trattieni

e, in silenzio, lo supplichi di vivere ancora un giorno,

un’ora, un minuto….

(Oriana Fallaci)