La morte di un amore è come la morte di una persona amata.
Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto,
lo stesso rifiuto di assegnarti a quel vuoto.
Perfino se l’hai attesa, causata,
voluta per autodifesa o buonsenso,
o bisogno di libertà..quando arriva ti senti invalido, mutilato.
Ti sembra di essere rimasto con un occhio solo, un orecchio solo,
un polmone solo, una gamba sola, il cervello dimezzato..
e non fai che invocare la metà perduta di te stesso:
colui o colei con cui ti sentivi intero.
Nel farlo non ricordi nemmeno le sue colpe,
i tormenti che ti inflisse, le sofferenze che ti impose.
Il ricordo ti consegna la memoria di una persona pregevole anzi straordinaria,
di un tesoro unico al mondo, nè serve a nulla dirsi che cio’ è un’offesa alla logica,
un insulto all’intelligenza, un masochismo
(in amore la logica non serve, l’intelligenza non giova
e il masochismo raggiunge vette da psichiatria).
Poi… un pò alla volta ti passa.
Magari senza che tu ne sia consapevole,
lo strazio si smorza, si dissolve..il vuoto diminuisce,
e il rifiuto di rassegnarti ad esso scompare.
Ti rendi finalmente conto che l’oggetto del tuo amore
non era l’unico tesoro al mondo e per un certo periodo
recuperi la tua interezza con un’altra metà
o supposta metà di te stessa.
Pero’ sull’anima rimane uno sfregio che la imbruttisce,
un livido nero che la deturpa.
Ecco perchè, anche se un amore langue senza rimedio,
lo curi e ti sforzi di guarirlo, lo trattieni
e, in silenzio, lo supplichi di vivere ancora un giorno,
un’ora, un minuto….
(Oriana Fallaci)