LA MICIA CHE SI CREDEVA “ICARO”

di | 30 de Novembre de 2008

C’ era una volta una gattina dal pelo argentato, un’orco cattivo l’aveva portata via dalla sua mamma e portata in un bosco ai margini di un piccolo paese,e lí l’aveva abbandonata.

La piccola micia aveva tanta fame,ma non era capace di procurarsi la pappa da sola,cosí una notte si si fece coraggio e si incamminó verso il paese.

Alle porte del paese,c’era un Castello in cui viveva un Principe bello e buono con la sua mamma.

Quella notte il bel Principe,stava tornando verso al Castello,quando gli sembró di sentire un miagolio, si guardó attorno,cercando di capire da dove arrivasse il miagolio,e trovó la piccola micia argentata, stava nascosta dentro a un buco nel muro di una vecchia casa.

Era sfinita dalla fame e piangeva “Miao,Miao voglio la mia mamma,Miao,Miao!”

Il Principe allora la prese delicatamente per non spaventarla, se la mise sotto al mantello per proteggerla,e si diresse verso il Castello,la portó in cucina, le diede una ciotola di latte tiepido e chiamó sua madre ,la Regina che appena la vide le diede il nome :GATTINARGENTATA e si prese cura della piccola micia.

Da quel momento GATTINARGENTATA e la Regina diventarono inseparabili.

E cosí la micia diventó grande e rincorreva felice lucertole e farfalle, piccoli maggiolini e ranocchietti verdi.

Si arranpicava sulle mura piú alte del Castello per giocare con uccellini colorati,

senza peró far loro del male.

Vivevano cosí felici,Gattinargentata,il Principe e la Regina,finché un giorno sentí la Regina piangere, il Principe era partito per andare in un’isola incantata in mezzo all’oceano,per sposare una bellissima Principessa dai lunghi capelli biondi, che viveva in un Castello dorato.

Cosí rimasero sole ,Gattinargentata vedeva la sua amata Regina piangere triste,e non riusciva a consolarla.

Ma un bel giorno il Principe tornó per portarle con lui nella sua isola fiabesca,dove tutti gli abitanti erano buoni e accolsero bene Gattinargentata e la sua Regina.

Ma dalla torre del Castello dorato,Gattinargentata non poteva scendere per vedere giú in strada se c’erano mici come lei,la gente parlava una lingua che lei non capiva,c’erano tanti rumori che la facevano spaventare come quei grandi aerei che solcavano il cielo.

Nelle notti di festa poi ,gli abitanti dell’isola facevano scoppiettare i fuochi artificiali, che facevano male alle sue piccole orecchie,e Gattinargentata correva a nascondersi sotto al letto della Regina.La pappa peró era buona e finalmente vedeva la sua Regina felice!

Cosí era passato un anno,ora Gattinargentata era diventata grande,per proteggere la sua Regina,aveva fatto crescere le sue unghiettine,si erano allungati molto anche i suoi baffi e sul suo dorso si era formata una cresta come ai Draghi della Preistoria.

E sonnecchiava beata nella torre del Castello dorato ,la nostra gattinargentata,invidiando un pochino,i bianchi gabbiani che vedeva volare sul mare azzurro.

Che bello sarebbe stato poter volare come loro,e allora le venne una grande idea.

Raccolse le piume di ogni specie, che gli uccelli perdevano volteggiando sopra al Castello .Quelle delle aquile perché erano forti,le piume bianche delle allodole e delle rondini ,e si fece due belle ali per poter volare in cielo con loro.

Poi allo spuntar del sole ,salí sulle alte mura del Castello e……….voló!!!!

Voló sull’isola incantata e vide posti meravigliosi,e viaggió sul dorso di una balena gentile e giocó con i delfini e poi felice tornava al Castello e raccontava alla Regina tutte quelle meraviglie.

E ora miei piccoli amici,se guardate bene il cielo…..forse anche voi vedrete GATTINARGENTATA….

FINE