JOUMANA HADDAD

di | 25 de Novembre de 2011

“Io, Lilith, l’angelo scostumato. Prima giumenta di Adamo e corruttrice di Satana. L’immaginario del sesso represso e il suo grido più forte. Timida perchè sono la ninfa del vulcano, gelosa perchè sono la dolce ossessione del vizio. Il primo Paradiso non potè sopportarmi. E fui cacciata perchè semino la discordia sulla terra, perchè gestisco sui giacigli gli affari dei miei sudditi.”

Joumana Haddad, da “Non ho peccato abbastanza”

Joumana Haddad, libanese, oggi considerata una delle più importanti autrici arabe contemporanee.
Il suo testo più conosciuto in Italia è:
Il ritorno di Lilith.

Due Poemi di Joumana Haddad

Sono cosi’
non ho tempo per i rimpianti
gioco con i destini, mi annoio facilmente
prometto e non mantengo.

Inutile cambiarmi:
La certezza mi e’ estranea
per l’imbarazzo dell’amore
per l’immaginazione
perche’ sono devota
solo
all’indolenza.

Imprevedibili i miei appuntamenti
sono una fuga prima del tempo
un sole che non basta
una notte che mai si schiude
sono impetuosi sussulti tra la sete e il dissetarsi.

Sono cosi’
un silenzio per raccogliermi,
un lento terrore per disperdermi,
un silenzio e un terrore per curare una crudele memoria
non c’e’ luce che possa guidarmi:
Possiedo solo
i miei peccati.

Joumana Haddad

Sono una donna

Nessuno puo’ immaginare
quel che dico quando me ne sto in silenzio
chi vedo quando chiudo gli occhi
come vengo sospinta quando vengo sospinta
cosa cerco quando lascio libere le mie mani.
Nessuno, nessuno sa
quando ho fame quando parto
quando cammino e quando mi perdo,
e nessuno sa
che per me andare e’ ritornare
e ritornare e’ indietreggiare,
che la mia debolezza e’ una maschera
e la mia forza e’ una maschera,
e che quel che seguira’ e’ una tempesta.
Credono di sapere
e io glielo lascio credere
e avvengo.

Hanno costruito per me una gabbia affinche’ la mia liberta’ fosse
una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza di loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta.
La mia prigione e’ la mia volonta’!
La chiave della prigione e’ la loro lingua
ma la loro lingua si avvinghia intorno alle dita del mio desiderio
e il mio desiderio non lo riusciranno mai a domare.

Sono una donna.
Credono che la mia liberta’ sia loro proprieta’
e io glielo lascio credere
e avvengo.