IL CASO DI Dominique Aury.

di | 28 de Dicembre de 2009

“Se c’è una parola che mi pervade l’animo quando penso a O, questa è pudore.
Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze.
Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua,
senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli onori,
né l’estasi né la nausea. L’Histoire d’O, dall’inizio alla fine, procede come un’azione travolgente.
Evoca un discorso più che una mera effusione; una lettera più che un diario intimo.
Ma a chi è indirizzata la lettera? E chi vuole persuadere il discorso? A chi domandarlo?
Non so neppure chi lei sia.”

(Jean Paulhan)

Libro “Histoire d’O”,
autrice Dominique Aury,pseudonimo Pauline Reage

Ma tutti dicevano: “Puo’ solo essere opera di un uomo”
“Histoire d’O”, sogni di donna

Il classico della letteratura erotica scritto per compiacere un amante NEW YORK.
Da 40 anni il suo nome era rimasto nascosto sotto lo pseudonimo di Pauline Reage.
Poi il mistero sul vero autore di uno dei piu’ celebri libri erotici del secolo, l’ “Histoire d’O”,
e’ stato svelato dalla rivista americana “New Yorker”,

che chiude cosi’ decenni di dispute letterarie: l’ opera fu scritta da una donna, la scrittrice e traduttrice francese Dominique Aury.

E venne ideata come prova di devozione nei confronti di un uomo.
Quindi per il piu’ classico dei motivi dell’ amore romantico.
Il libro racconta le vicende di una giovane donna tenuta in stato di soggezione, frustata, schiavizzata e torturata perche’ fosse in grado di rispondere in qualunque momento ad ogni forma di desiderio sessuale.
E “ceduta” dal suo uomo ad amici per rendere il gioco ancora piu’ intricato.

Scritto nel 1954, il classico della letteratura erotica fu pubblicato con il nome d’ arte di Pauline Reage e con una prefazione dell’ accademico di Francia Jean Paulhan.

Da quel momento, e per anni, i critici hanno cercato il vero autore che, secondo i piu’ , non avrebbe potuto essere che un uomo.

Nessuna donna, hanno sempre sostenuto, avrebbe potuto ritrarre un’ altra donna nelle condizioni di schiavitu’ e subalternita’ nelle quali viene disegnato il personaggio di O.

Le ipotesi si concentrarono di volta in volta su Andre’ Malraux, Raymond Que’ neau, Henry de Montherlant, Paulhan stesso o l’ americano George Plimpton che ha dichiarato al “New Yorker”: “Non sono io, ma e’ una voce che preferisco non smentire”.

Nel 1975 un celebre film tratto dal libro fece rinverdire la fama e i successi della bella O.

A interpretarla sullo schermo era Corinne Clery e l’ opera cinematografica fece quasi piu’ scandalo di quella letteraria:

a Parigi, davanti ai cinema che la proiettavano, si formarono enormi code lunghe chilometri, a Londra invece venne proibito, in tutto il mondo la storia di questa donna oggetto divenne un fenomeno di costume.

I giornali francesi
titolavano trionfali “La vittoria di O”

e in Italia Alberto Moravia, che scrisse l’ introduzione all’ edizione italiana del libro,
negli anni Settanta spiegava che non si trattava di pornografia o di erotismo:

“O” era il simbolo della schiavitu’ eroica delle donne oggetto cosi’ come vengono ritratte dalle riviste di moda o dalla societa’ dei consumi.

Ma di Pauline Reage, presunta autrice dell’ “Histoire”, nulla. Continuavano a non esserci fotografie, notizie biografiche o commenti.

Poi la rivelazione capovolge tutte le ipotesi.

Il libro, che molti hanno considerato “oltraggioso” e che fu duramente criticato dal movimento femminista, e’ stato scritto dalla Aury come prova d’ amore.

E’ stata la stessa anziana autrice ad ammetterlo al “New Yorker”.

Fu lei a vergare quel concentrato di fantasie sessuali sado maso, con scene di morbosa violenza, ma tutto in onore del suo amante: proprio quel Jean Paulhan, critico, scrittore, soprattutto accademico di Francia, che ne compilo’ l’ abile prefazione.

La scrittric