A QUANTI DI VOI SARÁ CAPITATO – L´isola

di | 13 de Giugno de 2012

A QUANTI DI VOI SARÁ CAPITATO DI SCRIVERE UNA LETTERA
SENZA POI SPEDIRLA…

Frida Kahlo -Una lettera mai spedita

La mia notte…che non vorrei più…
La mia notte è come un grande cuore che pulsa.
Sono le tre e trenta del mattino.
La mia notte è senza luna.
La mia notte ha grandi occhi che guardano fissi una luce grigia che filtra dalle finestre.
La mia notte piange e il cuscino diventa umido e freddo.
La mia notte è lunga e sembra tesa verso una fine incerta.
La mia notte mi precipita nella tua assenza.
Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore.
La mia notte mi risponde: vuoto; la mia notte mi dà freddo e solitudine.
Cerco un punto di contatto: la tua pelle. Dove sei? Dove sei?
Mi giro da tutte le parti, il cuscino umido,
la mia guancia vi si appiccica, i capelli bagnati contro le tempie.
Non è possibile che tu non sia qui.
La mie mente vaga, i miei pensieri vanno, vengono e si affollano,
il mio corpo non può comprendere.
Il mio corpo ti vorrebbe.
Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi nel tuo calore,
il mio corpo reclama qualche ora di serenità.
La mia notte è un cuore ridotto a uno straccio.
La mia notte sa che mi piacerebbe guardarti,
seguire con le mani ogni curva del tuo corpo, riconoscere il tuo viso e accarezzarlo.
La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.
La mia notte palpita d’amore, quello che cerco di arginare
ma che palpita nella penombra, in ogni mia fibra.
La mia notte vorrebbe chiamarti ma non ha voce.
Eppure vorrebbe chiamarti e trovarti e stringersi a te per un attimo
e dimenticare questo tempo che massacra.
Il mio corpo non può comprendere.
Ha bisogno di te quanto me,
può darsi che in fondo, io e il mio corpo, formiamo un tutt’uno.
Il mio corpo ha bisogno di te, spesso mi hai quasi guarita.
La mia notte si scava fino a non sentire più la carne e il sentimento diventa più forte,
più acuto, privo della sostanza materiale.
La mia notte mi brucia d’amore.
Sono le quattro e trenta del mattino.
La mia notte mi strema.
Sa bene che mi manchi
e tutta la sua oscurità non basta a nascondere quest’evidenza
che brilla come una lama nel buio,
la mia notte vorrebbe avere ali per volare fino a te, avvolgerti nel sonno e ricondurti a me.
Nel sonno mi sentiresti vicina e senza risvegliarti le tue braccia mi stringerebbero.
La mia notte non porta consiglio.
La mia notte pensa a te, come un sogno a occhi aperti.
La mia notte si intristisce e si perde.
La mia notte accentua la mia solitudine, tutte le solitudini.
Il suo silenzio ascolta solo le mie voci interiori.
La mia notte è lunga, lunga, lunga.
La mia notte avrebbe paura che il giorno non appaia più
ma allo stesso tempo la mia notte teme la sua apparizione,
perché il giorno è un giorno artificiale in cui ogni ora vale il doppio
e senza di te non è più veramente vissuta.
La mia notte si chiede se il mio giorno somiglia alla mia notte.
Cosa che spiegherebbe la mia notte, perché temo anche il giorno.
La mia notte ha voglia di vestirmi e di spingermi fuori per andare a cercare il mio uomo.
Ma la mia notte sa che ciò che chiamano follia, da ogni ordine, semina-disordine, è proibito.
La mia notte si chiede cosa non sia proibito.
Non è proibito fare corpo con lei, questo, lo sa,
ma si irrita nel vedere una carne fare corpo con lei sul filo della disperazione.
Una carne non è fatta per sposare il nulla.
La mia notte ti ama fin nel suo intimo, e risuona anche del mio.
La mia notte si nutre di echi immaginari. Essa, può farlo. Io, fallisco.
La mia notte mi osserva. Il suo sguardo è liscio e si insinua in ogni cosa.
La mia notte vorrebbe che tu fossi qui per insinuarsi anche dentro di te con tenerezza.
La mia notte ti aspetta. Il mio corpo ti attende.
La mia notte vorrebbe che tu riposassi nell’incavo della mia spalla
e che io riposassi nell’incavo della tua.
La mia notte vorreb