L’alba era vicina
e l’usignuolo nel giardino
cantava alle ultime stelle
Rovesciata su un letto
di desideri insoddisfatti
udivo il primo cinguettare
dagli alberi fioriti
attorno alla mia casa
Mi alzavo spalancando la finestra
su tutte quelle rose di maggio
un’esplosione di colori
di giallo screziato d’arancio
di viola chiaro e di rosso
E poi che tenerezza
quel cespuglio di bianche roselline
Con i sensi aperti alle emozioni
aspiravo quell’aria
lasciandomi inebbriare
dal loro profumo
Oh Dio… quanta vita entrava in me
nel vedere nuove rose
ogni mattino sbocciare
Neppure la malinconia…
ne grandi dolori dell’anima
mi impedivano d’incantarmi
davanti a quel giardino ridente
tra lo squillante cinguettio
d’uccellini appena nati
Allora anche il mio cuore
si compiaceva dallo stupore
In nessun’altra rosa mai
ritrovai lo stesso profumo
delle mie rose di maggio
NOTA DELL’AUTRICE:
Quasi tutte le mie poesie sono velate di malinconia
e non posso farci niente!
Condivido il pensiero di Søren Aabye Kierkegaard
che scrive:
« Fin dall’infanzia sono preda della forza di un’orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere »