DALLA LOMELLINA A FUERTEVENTURA – L´isola

di | 26 de Settembre de 2021

Vi lascio un mio racconto scritto e pubblicato
nell’anno 2008.

“Dalla Lomellina a Fuerteventura”

“PRIMA
Venivamo un mese all’anno a Fuerteventura,non sapevamo parlare español,solo un breve corso serale nella nostra biblioteca,
ma io con lui sarei andata in capo al mondo,Franco con la sua innata simpatia riusciva a farsi capire da tutti,si lanciava
e se non gli saliva la parola,
se la inventava e in ogni parola aggiungeva una “S” finale.Mentre io,chiusa nel mio mutismo,non spiccicavo una sola parola
ma imparavo,leggendo riviste,seguendo programmi e film in TV,brani musicali e tante poesie.

Mi sentivo sicura con lui al mio fianco,fino a quelle ultime vacanze insieme,poi il destino travolse le nostre vite.

DOPO
Quando ritornai di nuovo a Fuerteventura,era passato quasi un anno dalla sua dipartita.
Avevo capito che se non partivo sarei impazzita.
Non potevo nemmeno dormire nella
nostra camera,dormivo sul divano del soggiorno,tante notti mi svegliavo di soprassalto,perche sentivo ancora il campanello
che avevamo messo sul suo comodino,quello che Franco usava per chiamarmi quando aveva bisogno di me.
In quei mesi già non camminava più.
Quell’ultimo Natale dopo la sua dipartita,se fosse servito a bloccare quel dolore sordo che non dava tregua,mi sarei spaccata la testa
contro la parete…no,non potevo rimanere nella nostra casa senza di lui,sola con la mia micia e la Dana, come uniche compagne.
E così,partimmo per Fuerteventura…lasciavo la mia terra,per la prima volta sentii tutto il peso di quella parola,breve ma tremenda.
Sola,ero sola senza di lui.
A cinquantasette anni ricominciavo un altra vita,in un altra parte del mondo.
Noi eravamo innamorati di questa isola,venire a vivere qui significava poter finalmente ricongiungerci con nostro figlio
e nostra nuora.
Quante volte dal 2002 l’avevamo progettato,
visto case che ci piacevano,ma poi rimandato e Dio solo sa perché!
Purtroppo,non si puo riavvolgere il nastro e rifare meglio le cose,come te le detta il cuore.

L’ARRIVO
Avevo affittato un piccolo appartamento in un bell’edificio,solo 6 appartamenti in una tranquilla calle a due passi dal mare.
Dopo il trambusto del viaggio,i primi giorni ero esausta,guardavo quei 43 scatoloni depositati nella piccola stanza,
ma non avevo la forza di aprirli,c’era racchiuso un po’ del mio passato e non immaginate il male che ho patito a riaprirli.
Era stato tremendo dover scegliere cosa portare e cosa lasciare.Invidiavo mio figlio,che aveva lasciato l’italia con solo
una valigia,la sua chitarra e uno zainetto pieno di CD di musica.
La mia micia, in quelle prime settimane mi seguiva ad ogni passo,ma non sembrava traumatizzata,ne dal viaggio e nemmeno dal
cambio di vita.
Devo dire grazie alle miracolose gocce di tranquillante prescritte dalla mia cara amica Maria Teresa,veterinaria.
Anche se, Mimì ci ha messo tempo ad adattarsi a stare in casa da sola.
Ma quando rientravo sapevo che c’era lei dietro la porta ad aspettarmi,e miagolava come per sgridarmi.
Difficile era stato farla stare fuori da sola nel terrazzo,abituata alla tranquilla vita di paese, per nulla si spaventava.
Io,con la vicinanza amorevole di figlio e nuora e con i nuovi vicini premurosi e gentilissimi,cominciai ad adattarmi.
Ma uscivo solo per fare la spesa,mi comprai un PC,scrivevo…leggevo poesie ed i primi libri in español,seduta nel terrazzo
con la mia micia.
A questo proposito,ricordo aneddoti simpatici.Ascoltavo i miei vicini che parlavano di me,
dicendo -Non esce,se ne sta sempre sola con la sua gatta.-
-Non si ferma a parlare con nessuno,sarà siciliana.-
E mio figlio,quando tornava dal lavoro,chiedeva alla moglie -L’eremita si è vista,si è fatta viva oggi?-
Io,guardavo l’oceano cercando pace per il cuore e pregando la Madonna di Casaletto di darmi le forze per ricominciare.
Poi,da autodidatta mi avventurai con questo nuovo idioma,e adesso sono convinta che non era solo “Italiano”
l’idioma più bello del mondo.