MAURICE DE VLAMINCK

di | 28 de Maggio de 2016

Maurice de Vlaminck

«In questo giorno compio ottanta anni. Sono sorpreso di poter ancora guardare il cielo, e di aver potuto resistere fino a oggi alla barbarie scientifica della specie umana civilizzata, e di non essere già da tempo sei piedi sotto terra. La vita si può palpare con le dita. Essa appare agli occhi, essa si offre ai sensi. Io dono gratuitamente a tutti e a tutte le profonde emozioni, il cui ricordo è ancora fresco e vivo nel mio vecchio cuore, che mi hanno procurato i quadri di Ruysdael, Brueghel, Courbet, Cézanne e Van Gogh…e faccio dono senza rimpianto, senza invidia, di ciò che non amo e che rifiuto: il latte pastorizzato, i prodotti farmaceutici, i surrogati, i rebus decorativi dell’Arte astratta. Perché, malgrado la mia età avanzata, continuo a gustare la cucina francese, e in particolare il pollo ai funghi, la bistecca alle mele e la pernice alla verza, senza mescolare cucina e farmacia, campagna e case di cura, lavoro e produzione, difetti e amore […] Io lascio in eredità ai giovani pittori tutti i fiori dei campi, le rive dei ruscelli, le nuvole bianche e nere che passano sulle pianure, i fiumi, i boschi e i grandi alberi, le colline, le strade, i piccoli villaggi che l’inverno copre di neve, tutti i prati con i loro magnifici fiori ed anche gli uccelli e le farfalle…
Questi beni inestimabili che in ogni stagione rinascono, fioriscono, palpitano, questi beni che sono la luce e l’ombra, il colore del cielo e dell’acqua, non dovremmo ricordare spesso che sono il nostro preziosissimo patrimonio ispiratore di capolavori? Un tesoro comune sul quale il fisco perde i suoi diritti e che può lasciare in eredità, senza scomodare il notaio, un vecchio pittore, i cui occhi abbagliati conservano ancora l’immagine dei campi, dei prati, il cui orecchio conserva ancora lo scroscio delle sorgenti…Tutto questo lo abbiamo goduto abbastanza? Lo avete ammirato abbastanza? Avete pienamente gustato ciò che commuove nell’alba che nasce e nel giorno che non tornerà più, per fissarne sulla tela il sentimento profondo ed eterno?
Non ho chiesto niente. La vita mi ha dato tutto. Ho fatto ciò che ho potuto, ho dipinto ciò che ho visto».

(dal testamento di Maurice de Vlaminck

(Maurice de Vlaminck -Parigi, 4 aprile 1876 – Rueil-la-Gadelière, 11 ottobre 1958)