CREPA MATTUTINA

di | 5 de Maggio de 2015

Oggi vado a pubblicare
una poe­sia lunghissima e molto toccante,
che è tratta dal volume:
Summa di Maqroll il gabbiere di Álvaro Mutis
Anto­lo­gia poe­tica 1948–1988

Crepa mattutina

Scava la tua miseria,

son­dala, sco­pri le sue caverne più nascoste.

Olia gli ingra­naggi della tua miseria,

met­tila sul tuo cam­mino, fatti strada al suo fianco

e bussa a ogni porta

con le car­ti­la­gini bian­che della tua miseria.

Con­fron­tala con quella di altre genti

e misura bene lo stu­pore delle differenze,

la sin­go­lare acu­tezza dei suoi bordi.

Ripa­rati negli angoli lievi della tua miseria.

Tieni pre­sente in ogni istante

che la sua mate­ria è la tua materia,

l’unico porto di cui cono­sci ogni rada,

ogni boa, ogni segnale dalla terra tiepida

dove giungi a regnare come Crusoe

tra la mol­ti­tu­dine di ombre

che ti sfio­rano e che urti

senza cogliere né il tuo pro­po­sito né i costumi.

Col­tiva la tua miseria,

ren­dila duratura,

nutriti della sua linfa,

avvol­giti nel manto tes­suto coi suoi fili più segreti.

Impara a rico­no­scerla fra tutte,

non per­met­tere che sia fami­liare agli altri

né pro­lun­gata abu­si­va­mente dai tuoi.

Sia per te come acqua battesimale

sgor­gata dalle grandi fogne municipali,

come i rivoli che nascono nei mattatoi.

Si con­fonda con le tue viscere, la tua miseria;

con­tenga fin da ora i capi­toli della tua morte,

gli ele­menti del tuo abban­dono più certo.

Non lasciare mai da parte la tua miseria,

anche si ripo­sassi ai suoi argini

come vicino al corpo bianco

da cui si è riti­rato il desiderio.

Tieni sem­pre pronta la tua miseria

e non per­met­tere che evada per distra­zione o per inganno.

Impara a rico­no­scerla fin nei suoi segni più lievi:

l’accartocciarsi delle sot­tili foglie del carbonero,

l’aprirsi dei fiori al primo fre­sco della sera,

la soli­tu­dine di una gab­bia di circo bloc­cata nel fango

del cam­mino, la fulig­gine nei sobborghi,

la gavetta d’ottone che misura la mine­stra nelle caserme,

i vestiti disor­di­nati dei ciechi,

le cam­pa­nelle che disper­dono il richiamo

sul retro semi­nato di eucalipti,

lo iodio delle navigazioni.

Non mesco­lare la tua mise­ria con le que­stioni di ogni

giorno.

Impara a con­ser­varla per le tue ore di svago

e intrec­cia con lei la vera,

la sola mate­ria duratura

del tuo epi­so­dio sulla terra.