Sia che tu taccia,
taci per amore.
Sia che tu parli,
parla per amore.
Sia che tu corregga,
correggi per amore.
Sia che tu perdoni,
perdona per amore.
Sia in te
la radice dell’amore,
poiché da questa radice
non può procedere
se non il bene.
Ama e fa ciò che vuoi.
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Sant’Agostino è indubbiamente il più grande dei Padri e uno dei geni più alti dell’umanità.
Di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste il 13 novembre 354. Tagaste, attualmente Souk Ahras in Algeria.
***Ultimi anni
Nel 426, all’età di 72 anni, desiderando risparmiare alla sua città il tumulto di un’elezione episcopale dopo la sua morte, Agostino spinse sia il clero che il popolo ad acclamare come suo ausiliare e successore il diacono Eraclio.
In quegli anni l’Africa fu sconvolta dalla rivolta del comes Bonifacio (427); i Visigoti inviati dall’imperatrice Galla Placidia per contrastare Bonifacio ed i Vandali che questi aveva chiamato in suo aiuto erano tutti Ariani e, al seguito delle truppe imperiali, entrò ad Ippona Massimino, un vescovo ariano.
Agostino difese la propria fede in una conferenza pubblica (428) e con vari scritti. Essendo profondamente addolorato per la devastazione dell’Africa, lavorò per una riconciliazione tra il comes Bonifacio e l’imperatrice; la pace fu ristabilita, ma non con Genserico, il re vandalo. Bonifacio, cacciato da Cartagine, cercò rifugio ad Ippona, dove molti vescovi si erano già rifugiati per cercare protezione in questa città ben fortificata, ma i Vandali l’assediarono per ben diciotto mesi.
Cercando di controllare la sua angoscia, Agostino continuò a confutare Giuliano di Eclano, ma, all’inizio dell’assedio, fu colpito da una malattia fatale e, dopo tre mesi, il 28 agosto 430, morì all’età di 76 anni.
Nel 718 il feretro fu fatto trasportare
dalla Sardegna a Pavia,
ad opera del re longobardo Liutprando.
Da allora le sue spoglie sono custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro.
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Agostino fu un autore molto prolifico, notevole per la varietà dei soggetti che produsse, come scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte). Bardenhewer ne lodava la straordinaria varietà di espressione ed il dono di descrivere gli avvenimenti interiori, di dipingere i vari stati dell’anima e gli avvenimenti del mondo spirituale. In generale, il suo stile è nobile e casto; ma, diceva lo stesso autore, “nei suoi sermoni e negli altri scritti destinati al popolo, intenzionalmente, il tono scendeva ad un livello popolare”.
Le Confessioni, scritte intorno al 400, sono la storia della sua maturazione religiosa. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle Confessioni sta nel concetto che l’uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l’illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l’uomo riuscirà a trovare l’orientamento nella sua vita. La parola “confessioni” viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un’anima che ammira l’azione di Dio nel proprio interno.
Le Retractationes, o “Ritrattazioni” (composte verso la fine della sua vita, tra il 426 e il 428), sono una revisione, un riesame dei propri lavori ripercorsi in ordine cronologico, spiegando l’occasione della loro genesi e l’idea dominante di ognuno. Rappresentano una guida di inestimabile valore per comprendere l’evoluzione del pensiero di Agostino.
Le Epistolae, o “Lettere”, che nella raccolta benedettina ammontano a 270 (53 dei corrispondenti di Agostino), sono utili per la conoscenza della sua vita, della sua influenza e della sua dottrina.
*** Scritti filosofici ***
Queste opere, in gran parte composte nella villa di Cass