QUANDO MEDUSA ERA UNA BELLA FANCIULLA.

di | 30 de Dicembre de 2012

QUANDO MEDUSA ERA UNA BELLA FANCIULLA.
Divagazioni su una grande Dea

C’è stato un tempo in cui Medusa era una bellissima fanciulla, la sua bellezza si nutriva di complessità. Il suo nome in Sanscrito era Medha, in greco, Metis, in egiziano Maat.
In tutte queste antiche lingue il suo nome aveva un significato identico:Somma saggezza femminile.

Le prime tracce della sua esistenza sono presenti in Libia, dove le libiche amazzoni la veneravano in tutti i suoi aspetti di dea serpente, o meglio di dea accompagnata dal serpente: simbolo dell’eterno ciclo della vita.

Medusa rappresentava i cicli del Tempo con i suoi stadi di passato, presente e futuro; i cicli della Natura con i suoi stati di nascita, morte e rinascita. Medusa (guardiana di immensi tesori e grande mediatrice dei regni del cielo, della terra e di quello sotterraneo)aveva in sé la capacità di distruggere e costruire nel perenne obiettivo della ricerca di nuovi equilibri naturali; era la regina di tutti gli animali, ma soprattutto era la verità ultima oltre ogni possibile dualismo.

Nel sesto secolo a.C., quando il potere e la saggezza della dea cominciarono ad essere intollerabili per un mondo che si muoveva verso la separazione e la supremazia dell’uomo sulla natura,i rituali a lei collegati furono eliminati, i suoi santuari invasi,le sue sacerdotesse violentate e la sua immagine trasformata ad uso e consumo delle nuove forme di potere dando luogo a forme di demonizzazione costante che durante i cinquecento anni di Inquisizione da parte della Chiesa raggiunsero il loro apice.

Come hanno fatto i serpenti dalle mani di queste bellissime dee a diventare arco e freccia nelle mani della dea greca Artemide, lancia nelle mani di Atena insinuarsi nella capigliatura di una mostruosa Gorgone il cui sguardo atterrisce ed infine finire schiacciato sotto il tallone della Madonna?

La storia raccontata dai greci convince poco, ad una prima lettura; denota un salto, un filo che si spezza, Sembra sia stata tutta colpa di Atena: in un impeto di rabbia e di antagonismo femminile trasformò la stupenda Gorgone, amata da Poseidone, in un mostro. Ma Neith, Anath o Athena è anche il nome di Medusa: allora forse la storia significa che Atena si rivoltò contro se stessa, la propria bellezza e femminilità riservando ogni investimento della sua energia alle funzioni più elevate del suo essere. Il che sembra molto possibile guardando ai successivi sviluppi della nostra cosiddetta evoluzione; e soprattutto ricordando che Atena era sprovvista di madre; nacque infatti dall’amore di Zeus e Metis ma fu partorita dalla testa del padre. Atena, dunque, era sprovvista di adeguati modelli sessuali femminili.

Con Atena possiamo assistere ad una energia sessuale che si muove verso la testa. Oramai le idee prevalgono e formano la realtà. Ma forse il mito ci indica che quando i serpenti dalle mani, luogo in cui possono essere meglio gestiti, finiscono nella testa, si generano orrori senza fine. Il processo di idealizzazione allontana l’uomo dai confini naturali fornitigli dall’identificazione con i suoi bisogni, i suoi sentimenti:il suo corpo.Venendo meno tali confini, il potere personale diventa strapotere e genera mostri; il femminile idealizzato e non più provvisto di spazio e dimensioni proprie, diventa un incubo per l’umanità, spaccata all’interno di sé stessa, vittima di un’antitesi senza soluzione di continuità tra testa e corpo, cuore e ragione.

Freud ci ha mostrato che la castrazione di Medusa corrisponde a quella fase in cui il bambino scopre la sua controparte sessuale e realizza che le bambine sono sprovviste del pene. Una visione pietrificante che condizionerà tutta la sua esistenza. L’interpretazione di Freud, se considerata in termini simbolici, appare plausibile; dall’analisi di questo mito si evince che la castrazione del femminile è in atto da molti secoli. La questione caso mai sarà: come è ancora possibile per molti pensare che il processo riguardi le don