Una riflessione di Plutarco
sul comportamento dei genitori.
“Già io ho visto alcuni padri, per cui l’ eccessivo amore è causa della mancanza di amore.
Cos’ è ciò che voglio dire? Per rendere più chiaro il discorso con un esempio.
Desiderosi che i figli primeggino più velocemente in tutto,
li sottopongono a fatiche smisurate, da cui abbattuti crollano e invano appesantiti dalle sofferenze
non accettano docilmente l’ apprendimento. Perché come le piante sono nutrite dalle acque moderate,
ma soffocate da quelle smodate, allo stesso modo l’ anima si accresce con le fatiche proporzionate,
è sommersa da quelle eccessive. Bisogna dunque concedere ai fanciulli un sollievo dalle continue fatiche,
considerando che tutta la nostra vita è divisa in riposo e occupazione; e per questo non solo è stato trovato
il risveglio, ma anche il sonno; né la guerra, ma anche la pace; né il cattivo, ma anche il bel tempo;
né attività lavorative, ma anche feste. Per dirla in breve, il riposo è condimento delle fatiche.
E non solo per gli esseri viventi si potrebbe vedere che ciò avviene, ma anche per quelli inanimati;
e infatti allentiamo gli archi e le lire, per poterli tendere. Insomma il corpo si conserva con la privazione e la pienezza;
l’ anima col riposo e la fatica. Vale la pena di criticare alcuni padri che nell’ affidare i figli a pedagoghi e maestri,
essi stessi né ascoltano affatto né osservano il loro apprendimento, trascurando moltissimo il proprio dovere”.
Tratto dal “De liberis educandis” “Sull’ educazione dei giovani” (c. 13) di Plutarco