TRACCE DI TE – L´isola

di | 24 de Luglio de 2012

Sono passati tanti anni ed ogni cambiamento di stagione é accompagnato dalla sua assenza.
Restano i ricordi …le sue foto ,la sua saggezza ,
le sue lezioni di vita che ci ha lasciato in ereditá,lui si era fatto forte di fronte alle difficoltà,
con la sua serenità e la dignitosa pazienza nell’affrontare la vita ,quella vita che sin dall’infanzia era stata una grama esistenza di povertà
che mai aveva dimenticato.
Come non dimenticó mai le due guerre che aveva combattuto.
Lui ,che si commuoveva ascoltando “Bandiera Rossa” l’inno della classe operaia.
Lui e la sua devozione della Madonna,
la serenitá con cui si prendeva cura di quel giardino della Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta
dove l’aria profumava di rose antiche.
Lui e quella sua immaginazione fervida con cui ricamava le sue storie era rimasta incancellabile fino alla fine dei suoi giorni.
A volte piango ricordando e a volte riesce ancora a farmi ridere,quella sua vena di umorismo genuino
che lo faceva scherzare anche sulla sua annunciata e prossima dipartita.Su quel letto d’ospedale quando un parente gli chiese :” E allora Mario,come va?” lui con un sorriso aveva risposto:”Sono pronto per il lancio!!!”
Un cammino lungo, faticoso senza di lui,il dolore intenso dell’assenza non dá tregua e il tempo non aiuta a sfumare il dolore,e non consola.
Peró la vita va avanti… a volte cado in buchi neri e la risalita é tortuosa, ma ci sono anche lampi di luce quando come in un flashback ritrovo le tracce di te padre mio,come in queste sere roventi quando esco nel mio piccolo terrazzo a cercare un po’ d’aria fresca e vedo i miei vicini di casa portare fuori le sedie sul marciapiede davanti alla loro casa,si riuniscono cosí ogni sera i figli, il nonno che racconta storie per i nipotini
proprio come facevamo noi quando ero piccola.
Ricordo la strada fatta di ciottoli grigi e neri che saliva a Piazza Castello,i muri antichi bordati di portulaca….rivedo mio figlio nel nostro cortile di campagna ad ascoltare il nonno. Lui proprio come me da piccola,restava incollato su una seggiolina di vimini per ore in quelle meravigliose sere d’estate mentre il nonno ricreava e intrecciava storie nuove per lui.
Cerco sempre ricordi nuovi dentro di me… sento la necessitá,il bisogno di rimanere legata alla parte vitale di lui.

NOTA DELL’AUTRICE:
Le tracce di te in cui inciampa la mia anima
sono consolanti padre mio.

QUANDO NON DORMO I RICORDI DI TE SI ACCAVALLANO PADRE MIO

Ti ricordi papá, “la guerra” detto in termine bonario che ci fu per il mio battesimo ,dopo che il nostro parroco non accettó di battezzarmi solo col nome scelto da te , Nadia.
E tutto questo perché Nadia é un nome russo, e a un parroco legato al passato con i suoi giudizi critici e nessuna apertura verso la parola comunismo , la Russia era il demonio che voleva che la fede e la chiesa andassero a ramengo.
E non gliene fregava niente se il nome me lo volevi mettere perché era il ricordo di quella guerra in Russia da cui eri tornato sano e salvo,grazie a quella ragazza ,Nadia appunto.
Lei che ti nascose salvandoti la vita.
E fu cosí che venni battezzata Nadia Natalina.

Negli anni il rapporto tra mio padre e il parroco fu come quello tra don Camillo e Peppone ,cosi non celebró il mio matrimonio,perché non ancora maggiorenne e per di piú incinta.
Ma di questo lo ringrazieró sempre pace all’anima sua.
A celebrare le mie nozze venne un giovane sacerdote considerato in quei tempi all’avanguardia ,che in seguito prese il posto del vecchio parroco,consapevole della forte responsabilità a cui andava incontro ,Don Giorgio si lanció con slancio e dedizione nella sua nuova missione diventando il punto di riferimento per i giovani e con la sua simpatia attiró anche i meno giovani e i vecchi del paese.

Comunque tutte le scarabuccie tra mio papá e il vecchio parroco finirono quando il parroco chiese a mio padre
di prendersi cura del giardino della Chiesa.