L’AMORE E’ UN CANE CHE VIENE DALL’INFERNO

di | 21 de Luglio de 2012

L’amore è un cane che viene dall’inferno

(C. BUKOWSKI)
PER ESSERE UN GRANDE SCRITTORE

Ti devi fottere un gran numero di donne
belle donne
e scrivere qualche decente poesia d’amore.

e non preoccuparti per gli anni
e/o per i nuovi talenti.

bevi solo più birra
ancora e ancora birra

e và alle corse almeno una volta alla
settimana

e vinci
se puoi.

imparare a vincere è duro –
qualsiasi fesso può essere un buon perdente.

e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra.

non fare troppa pratica.

dormi fino a mezzogiorno.

evita le carte di credito
e di pagare alcunchè per
tempo.

ricorda che in questo mondo non c’è
un culo che valga più di 50 dollari
(nel 1977).

e se hai la capacità di amare
ama innanzitutto te stesso
ma sii sempre cosciente della possibilità di una
sconfitta totale
che la ragione di quella sconfitta
ti sembri giusta o sbagliata –

un prematuro assaggio di morte non è necessariamente
una brutta cosa.

stai lontano da chiese bar e musei,
e come il ragno sii
paziente –
il tempo è la croce d’ognuno
oltre
all’esilio
alla sconfitta
al tradimento

a tutto quel ciarpame.

stai con la birra.

la birra è sangue continuo.

un’amante continua.

procurati una grossa macchina per scrivere
e mentre i passi vanno avanti e indietro
fuori dalla tua finestra

picchia quella cosa
picchiala duro

fanne un combattimento da peso massimo
fanne il toro quando carica la prima volta

e ricordati dei vecchi cani
che hanno combattuto bene:
Hemingway, Cèline, Dostoevskij, Hamsun.

se pensi che non siano diventati matti
nelle loro stanzette
proprio come sta succedendo a te adesso

senza donne
senza cibo
senza speranza

allora non sei pronto.

bevi altra birra.
c’è tempo.
e se non ce n’è
va bene
lo stesso.

(C. BUKOWSKI)

Bukowsky e sua cruda realtà!
Versi violenti e reali e scomodi…..

DESCRIZIONE DEL LIBRO da :IBS.it
Vagabondi, falliti, pezzenti, ubriaconi, giocatori d’azzardo di terz’ordine, prostitute e naturalmente il poeta stesso, fallito tra i falliti e pezzente tra i pezzenti: è questo il mondo di cui si popolano i versi di Bukowski, un mondo osservato a volte con il distacco sarcastico di chi ne scorge con chiarezza e lucidità i limiti e le piccolezze, altre volte con la genuina e partecipata commozione di chi non può tirarsene fuori, di chi si sente in qualche modo parte di quell’umanità sconfitta e umiliata.