POESIE DI EMILY – 1

di | 10 de Giugno de 2012

Emily Dickinson

Amore – tu sei alto –
non ce la faccio ad arrivare fino a te –
Ma se fossimo in due –
chissà, forse insieme a turno
attaccando il Chimborazo
potremmo – ducali – infine giungere a te.
Amore – tu sei profondo –
non ce la faccio ad attraversarti –

Ma se fossimo in due –

invece che uno –
panfilo e remi – chissà, qualche estate –
sovrana – arriveremmo fino al sole.
Amore – tu sei velato –
Pochi – ti guardano –
sorridono – mutano – vaneggiano – e muoiono –
Senza di te – sarebbe cosa ben strana –
quella felicità perfetta da Dio
soprannominata – Eternità.

O frenetiche notti!

Se fossi accanto a te,

Queste notti frenetiche sarebbero

La nostra estasi!

Futili i venti

A un cuore in porto:

Ha riposto la bussola,

Ha riposto la carta.

Vogare nell’Eden!

Ah, il mare!

Se potessi ancorarmi

Stanotte in te!

Ti vedo meglio al buio,

non mi occorre altra luce:

l’amore è per me un prisma

che supera il violetto

Se tu dovessi arrivare in autunno,

allontanerei l’estate,

con un piccolo sorriso e un po’ di sdegno,

come la massaia fa con la mosca.

Se potessi rivederti tra un anno,

dei mesi farei tanti gomitoli,

e li riporrei in cassetti diversi,

per impedire ai numeri di confondersi.

Se l’attesa fosse di soli secoli,

li conterei sulla mano,

sottraendo, fino a quando le mie dita cadessero

nel paese di Van Dieman.

Se fossi certa che, finita questa vita,

la mia e la tua saranno,

getterei via questa, come una buccia,

e sceglierei l’eternità.

Ma ora, incerta della lunghezza di questa,

che è al centro,

mi punge come lo spirito di un’ape

che non mostra il pungiglione.

.

Se dovesse esser l’ultimo

quanto infinito sarebbe

quello che non degnammo d’attenzione –

ed era il nostro estremo appuntamento.

Con un fare tranquillo

mi domandò se ero sua.

Le labbra non emisero risposta,

ma gli occhi, sì.

Allora mi condusse verso l’alto

sopra un brusio di voci mortali,

rapido come un cocchio

che dilegui in un turbine di ruote.

Il mondo si staccò sotto di noi

come la terra sotto i piedi

di chi si affacci da un pallone

sulle vie dell’etere.

L’abisso sotto a noi non esisteva,

ed ecco nuovi continenti.

Era l’eternità prima della sua ora.

Per noi non più stagioni

non c’erano più notte nè meriggio.

Si fermò il sole su quell’orizzonte

e lo fissò per sempre nell’aurora.

Ho sempre amato,

e te ne do la prova:

prima di amare,

io non ho mai vissuto pienamente.

Sempre amerò,

e questo è il mio argomento:

l’amore è vita

e la vita ha qualcosa di immortale.

Se dubiti di questo,

allora io, amore,

nient’altro ho da mostrare,

nient’altro che il Calvario.

Per un istante d’estasi

Noi paghiamo in angoscia

Una misura esatta e trepidante,

Proporzionata all’estasi.

Per un’ora diletta

Compensi amari d’anni,

Centesimi strappati con dolore,

Scrigni pieni di lacrime.