DONNE APPASSIONATE

di | 21 de Aprile de 2012

Donne Appassionate

Le ragazze al crepuscolo scendendo in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti,lungo l’acqua remota.

Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
più che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.

Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplando il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal Mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son occhi nel mare, che traspaiono a volte.

Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai più.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perchè gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.

Cesare Pavese

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, saggista e traduttore italiano.

La delusione amorosa per la fine del rapporto sentimentale con l’attrice americana Constance Dowling,

a cui dedicò i versi di :
“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi ”
ed il disagio esistenziale, lo indussero così al suicidio il 27 agosto del 1950, in una camera dell’albergo Roma, a Torino, che aveva occupato il 26 agosto. Venne trovato morto disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di sonnifero.

“Verrà la morte e avrà i tuoi occhi ”
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Il 17 agosto aveva scritto sul diario che venne pubblicato postumo nel 1952 con il titolo Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950: “Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò.” ed il 18 agosto aveva chiuso il diario scrivendo:

« Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più. »

Sulla prima pagina dei “Dialoghi con Leucò” che si trovava sul tavolino aveva scritto:

« Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi. »

Cesare Pavese
Aveva trascorso alcuni giorni a Bocca di Magra dove aveva conosciuto una ragazza, Pierina (nomignolo di Romilda Bollati di Saint Pierre) molto più giovane di lui (nel 1950 aveva diciotto anni). Ma nemmeno questo sentimento nuovo era riuscito a dissipare il pensiero della morte. In una lettera, datata agosto 1950, scriveva:

« Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo? E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi, e la fantasia pronta e precisa, e il gusto delle confidenze altrui? E che sono al mondo da quarantadue anni? Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l’ho bruciata da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto.
Tutto questo te lo dico non per impietosirti – so che cosa vale la pietà, in questi casi – ma per chiarezza,