YUKIO MISHIMA

di | 12 de Aprile de 2012

«Il nostro Paese dalle belle, buone e preziose spighe era invaso dalla gramigna, il popolo piangeva per la carestia»

(Yuko Mishima, La voce degli spiriti eroici, SE)

« La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre »

(Yukio Mishima, biglietto d’addio lasciato prima del suicidio rituale, il 25 novembre 1970)

Yukio Mishima
(giapponese Mishima Yukio)pseudonimo di Kimitake Hiraoka (Tokyo, 14 gennaio 1925 – Tokyo, 25 novembre 1970)
è stato uno scrittore, drammaturgo, patriota e artista marziale giapponese.

Mishima è uno dei pochi autori giapponesi che hanno riscosso immediato successo all’estero.

Il suicidio – rituale-

Da sempre ossessionato dall’idea della morte, sia a livello personale sia artistico,Mishima decide di unire questo disagio esistenziale al suo ideale politico di patriottismo tradizionalista.

Il 25 novembre del 1970, a 45 anni, insieme ai quattro più fidati membri del Tate no Kai, occupa l’ufficio del generale Mashita dell’esercito di autodifesa.

Dal balcone dell’ufficio, di fronte a un migliaio di uomini del reggimento di fanteria, oltre che a giornali e televisioni, tenne il suo ultimo discorso:
l’esaltazione dello spirito del Giappone, identificato con l’Imperatore, e la condanna della costituzione del 1947 e del trattato di San Francisco, che hanno subordinato, secondo Mishima, alla democrazia il sentimento nazionale giapponese:

« Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! E’ bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! E’ il Giappone! E’ il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo. »
(Yukio Mishima, Discorso prima del suicidio rituale)

Al termine del discorso, entrato nell’ufficio, e dopo aver inneggiato all’Imperatore, si toglie la vita tramite seppuku, il suicidio rituale dei samurai, trafiggendosi al ventre e facendosi poi decapitare.
Insieme a lui si toglie la vita il suo più fidato amico e discepolo, Masakatsu Morita: il suo amante secondo Marguerite Yourcenar nel saggio breve “Mishima o la visione del vuoto”.
Dopo che l’amico sbagliò il colpo di grazia, previsto dal rito tradizionale, per ben due volte, lo scrittore venne finito da un altro compagno, Hiroyasu Koga, e Morita si trafisse a sua volta per la vergogna.

I tre sopravvissuti si consegnarono alla giustizia e vennero condannati a cinque anni di prigione per l’occupazione del ministero

la sua tragica morte avvenuta in diretta televisiva (data studiata e ponderata accuratamente), con il suicidio rituale (seppuku), durante l’occupazione simbolica del ministero della difesa, suggellò la conclusione insieme della sua vita e della sua vicenda letteraria. Infatti poco prima del suo suicidio aveva consegnato all’editore l’ultima parte della tetralogia :”Il mare della fertilità” (completata comunque tre mesi prima della consegna, ma sulla quale appare, nell’ultima pagina, la data simbolica “25/11/1970”, quasi come a volere lasciare il suo ultimo testamento).

La sua uscita di scena era stata organizzata con lucidità e freddezza.

Uscendo dal suo studio per andare incontro all’epilogo della sua vita lascia un biglietto in cui era scritto :
«La vita umana è breve, ma io vorrei vivere per sempre».

Tuttavia è necessario ed indispensabile ricordare che la morte ha sempre ossessionato Mishima durante tutta la sua vita, un’ossessione che si riflette chiaramente nelle sue opere.

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Il suo libro :“La voce degli spiriti eroici” è un’opera fondamentale per conoscere la parabola artistica, politica e umana del grande scrittore giapponese, e i motivi profondi del suo tragico suicidio rituale.

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Nel libro “La voce degli spiriti eroici”
Yukio Mishima