Giorgio Scerbanenco
Prodigioso narratore di storie e maestro nel catturare l’attenzione del lettore, Scerbanenco fu uno dei primi, in Italia, a confrontarsi con i gusti di un pubblico di massa. La sua scrittura, insieme ingenua e ricercata, antiletteraria, piena di sprezzature, veloce, è singolarmente efficace.
FONTE:thrillermagazine
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“I romanzi della serie di Duca Lamberti, purtroppo così presto troncata dalla morte dell’autore, sono da prendersi spesso e volentieri, in molte moltissime pagine, come sfoghi di Scerbanenco”: così ebbe a dire Oreste del Buono, uno che lo scrittore dalle origini russe lo conosceva bene. Ed è probabile che sì, nella figura di questo medico radiato a vita dall’Ordine -e finito in carcere per tre anni – avendo praticato eutanasia ad una sua anziana paziente ammalata di cancro, Scerbanenco abbia messo qualcosa di assai personale. L’ambiente dentro al quale Lamberti, per sopravvivere, decide d’operare, è quello della malavita milanese: un investigatore sui generis, diviene, ricolmo di un’amarezza che a volte si tramuta in furore. C’è chi ha accusato scrittore e creatura letteraria di fascismo: non è così, a nostro avviso, semmai tanta furia nasce dalla dolorosa esperienza di un uomo che si sente straniero in Italia, con una k di troppo nel cognome ed un passato di umiliazioni (operaio al tornio, paziente di sanatorio, barelliere per la Croce Rossa), approdato tardi al rifugio del benessere. Ritornando a Duca Lamberti, il personaggio compare nel marzo 1966 in “Venere privata” (Garzanti): è alle prese con un giovane alcolizzato che si ritiene responsabile della morte d’una ragazza, coinvolta in un giro di foto sadomaso. Il successo è immediato (siglato, nel 1970, anche da una trasposizione cinematografica di Yves Boisset, “Il caso Venere privata”): le indagini di questo atipico detective, coadiuvato sovente dall’amico commissario Carrua, sono “una sorta di viaggio nel purgatorio, che permette a colui che ha un marchio sulla sua fedina penale, di riscattarsi e di reinserirsi nella società” (L.Rambelli). “Traditori di tutti” (1966) prende le mosse dalla morte per annegamento d’un ambiguo avvocato e dall’intervento di imenoplastica che al nostro viene chiesto d’eseguire su d’una giovane commessa: al libro viene assegnato il francese Grand Prix de littérature policière. Ne “I ragazzi del massacro”, al Lamberti è affidata l’indagine sulla morte di Matilde Crescenzaghi, insegnante presso una scuola serale, trucidata da undici suoi allievi che l’hanno spogliata, seviziata e, poi, percossa a morte: qui la violenza si fa quasi insostenibile, ma puntuale è la descrizione delle psicologie dei partecipanti allo scempio e del clima laido – ben reso dalla pellicola omonima, diretta nel 1969 da Fernando di Leo – nel quale simili orrori possono maturare. “I milanesi ammazzano al sabato” (1969) s’apre sulla ricerca affannosa d’una ragazza ritardata e affetta da ninfomania, si chiude sulla soppressione dei suoi sequestratori ed aguzzini, che ne hanno provocato la morte: nella potente cineversione di Duccio Tessari, “La morte risale a ieri sera” (1970), spiccano le eccellenti prove recitative di Frank Wolff e Raf Vallone.
Francesco Troiano
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Giorgio Scerbanenco (Kiev, Imperio ruso, 28 de julio de 1911 – Milán, Italia, 27 de octubre de 1969) un escritor italiano de novelas policíacas.
Se establece en Milán a los dieciséis años; para ganarse la vida desempeña diversos oficios que le van acercando al mundo editorial. Después de haber escrito numerosos relatos románticos, se dedica al género policiaco, y en 1968 gana el prestigioso Grand Prix de Littérature Policière. Scerbanenco está considerado uno de los maestros del género policiaco en Italia y algunas de sus novelas han sido llevadas al cine.
Fonte:Internet