Oltre il cielo,
su lontani cammini
attraverserò le porte del buio
per nuove luci…
Nella valle della dimenticanza,
nei campi del fuoco
ho bevuto il vino della solitudine
per lunghe stagioni…
Racconterò le favole delle nuvole
per dormire mille anni,
griderò la mia nostalgia alle stelle
per risvegliarmi al loro chiarore.
Oh Vita, seguirò solitaria la tua eco
per poterne cantare i segreti
e alla fine della terra
raccoglierò un fiore dimenticato.
Dal silenzio delle parole,
dalle spighe di grano
riprenderà il colore la cenere
ed i miei occhi torneranno ad amare di nuovo
Da un brano dei Radiodervish
I Radiodervish nascono musicalmente nel 1988 con il nome di “Al Darawish”,
che si in persiano significa “visitatore di porte”.
Il cuore del gruppo è composto da Nabil Salameh (voce e chitarra acustica) e da Michele Lobaccaro (basso elettrico e chitarra acustica), nei loro concerti sono accompagnati dal tastierista Alessandro Pipino, coautore della parte musicale di tutti i loro brani. Nei loro 10 anni di carriera hanno collaborato anche con artisti di fama internazionale come Noa, Amal Morkus, Rim Banna, Nicola Piovani, CSI , Jovanotti, Stewart Copeland e l’Orchestra Araba di Nazareth.
FONTE:Tratto da un articolo di:MolfettaLive.it
Di loro i critici musicali dicono: “la differenza culturale delle loro origini dà vita a canzoni che sono intese come piccoli laboratori all’interno dei quali si svelano varchi e passaggi tra oriente ed occidente, le cui tracce sono i simboli e i miti delle culture del Mediterraneo, luogo di confine che unifica nel momento stesso in cui separa.
Il risultato è un raffinato disegno sonoro tracciato dall’incontro della melodia con testi cantati in italiano, arabo, inglese e francese che affondano le radici sia nella tradizione araba che nella musica d’autore italiana, e che li rende originali ed innovativi nel panorama della world music come in quello cantautorale”.