TULLIA D’ARAGOGNA

di | 11 de Ottobre de 2011

XXXIX – AMORE UN TEMPO IN COSI’ LENTO FOCO

Amore un tempo in cosí lento foco
arse mia vita, e sí colmo di doglia
struggeasi il cor, che qual altro si voglia
martír fora ver lei dolcezza e gioco.

Poscia sdegno e pietade a poco a poco
spenser la fiamma; ond’io piú ch’altra soglia
libera da sí lunga e fiera voglia
giva lieta cantando in ciascun loco.

Ma il ciel né sazio ancor, lassa, né stanco
de’ danni miei, perché sempre sospiri,
mi riconduce a la mia antica sorte:

e con sí acuto spron mi punge il fianco,
ch’io temo sotto i primi empi martiri
cadere, e per men mal bramar la morte.

Tullia d’Aragona

Figlia della cortigiana ferrarese Giulia Campana
(diceva di essere figlia di Luigi d’Aragona, nipote del re Alfonso II di Napoli),
trascorse la sua prima giovinezza tra Firenze e Siena, ricevendo un’educazione raffinata e colta. In seguito la madre, intuendone le qualità artistico-letterarie, la riportò a Roma. Visse anche, e per un lungo periodo, a Ferrara (probabilmente intorno al 1537).

La sua casa era frequentata da letterati, intellettuali e personaggi in vista della società dell’epoca.
Giulio Camillo Delminio, Francesco Maria Molza, il cardinale Ippolito de’ Medici, Filippo Strozzi, Benedetto Varchi (che fu suo amico e maestro di scrittura) e Girolamo Muzio, che scrisse numerosi componimenti poetici a lei dedicati.

Inoltre,
“toccava gl’istrumenti musicali con dolcezza tale, e maneggiava la voce cantando così soavemente, che i primi professori degli esercizj ne restavano maravigliati. Parlava con grazia ed eloquenza rarissima sì che, o scherzando, o trattando da vero, allettava e rapiva (…) gli animi degli ascoltanti.”

(A. Zilioli)

Nel 1543 sposò a Siena Silvestro Guicciardi.

Verso il 1545 Tullia si recò a Firenze. A Cosimo I de’ Medici, Duca di Firenze, dedicò la sua opera più famosa, il Dialogo della infinità d’amore (1547); opera che risentiva dell’influenza delle dottrine che Leone Ebreo aveva esposto nei suoi tre Dialoghi d’amore (1535) e che faceva parte di un genere molto in voga nel Cinquecento, il trattato dialogico sull’amore, ma che svelava però un originale punto di vista femminile che piacque al pubblico femminile e colto del Cinquecento (fu molto apprezzata dall’Aretino).

Tullia d’Aragona
La raccolta delle Rime (1547), di ispirazione petrarchesca, fu dedicata invece alla duchessa Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I e sua protettrice.

Tra i suoi sonetti più famosi vi è quello contro il predicatore Bernardino Ochino che, con rigore non lontano dal luteranesimo, aveva aspramente condannato le mascherate, la musica ed il ballo.

Sempre a Firenze, scrisse un rifacimento de Il Guerrin Meschino (1560), traducendolo da un’edizione spagnola e senza essere a conoscenza dell’originale trecentesco di Andrea da Barberino.

Tornata a Roma nell’ottobre 1548, morì nel marzo 1556.

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Fonte :INTERNET
FONTE Note biografiche: Andrea C. Pedrazzini