La storia di Mariana Alcoforado,mi ha portato alla mente un amore tragico tra una suora e un giovane uomo addetto alla manutenzione dell’asilo nido di un piccolo paese,in Italia.
Quando il Vescovo venne a conoscenza dell’accaduto ,fece trasferire la monaca….dopo qualche tempo trovarono il giovane amante impiccato.
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Le cinque “lettere portoghesi”, composizione letteraria del ‘600 o lettere autentiche di Mariana Alcoforado, monaca del convento di Beja, innamorata
di un ufficiale francese giunto in Portogallo per combattere contro gli spagnoli e poi tornato a Parigi.
Mariana vive in queste lettere un universo di dedizione, di tenerezze, di rimpianti, incredula dell’abbandono, fino ad arrivare a distinguere tra l’amore come sentimento assoluto e il soggetto a cui si rivolge. Sfiorisce l’irrazionale passione, mentre subentra il bene, prezioso ma triste perché cosciente dell’intelligenza.
Ogni lettera è inviata attraverso un luogotenente al quale Mariana affida i suoi messaggi; la mancanza di risposte da parte del cavaliere, o le sue non risposte la legano ancora di più all’uomo da lei idolatrato. L’allucinazione dura un anno, entro il quale si consuma la lotta tra la ragione e la passione all’interno di un’immutabile struttura conventuale e liturgica, composta di preghiere, rituali, canti. Il fantasma del cavaliere anima i giorni e le notti di Mariana; le si presenta durante le preghiere sostituendosi al Cristo, le ritorna nei momenti dell’antica felicità. L’universo interiore di Mariana è vegliato da Penelope, simbolo di un amore fedele e silenzioso, di un dolore nascosto e discreto. Penelope attende, costruendo una dimensione spazio-temporale che l’uomo non ha strumenti per comprendere, ed è simbolo di un piccolo universo femminile, la cui unicità risiede nel “sentire”. Concluso il dialogo con quest’uomo assente o reticente, muto o derisorio, Mariana decide per un distacco razionale dall’amante, sentenzia una fine che la storia annullerà col suo ripetersi, sotto lo sguardo vigile e materno di Penelope.
Fonte: Internet
MARIANA fue una religiosa portuguesa a quien se atribuye la redacción de las “Cartas portuguesas”
o “Cartas de amor de la monja portuguesa” (1669),
cinco famosas cartas de amor consideradas como una obra maestra de la literatura universal.
El Convento en Beja donde Sóror Mariana Alcoforado vivió actualmente es un museo.
Las cartas, atribuidas a Sor Mariana Alcoforado religiosa del Convento de Beja en el siglo XVII, dirigidas al Marqués Noel Bouton de Chamilly,
conde de Saint-Léger, cuentan cómo Sóror Mariana Alcoforado se enamoró viendo
al conde desfilar a caballo, y cómo su propio hermano Baltasar le facilitó el encuentro con él; escritas tras el regreso a Francia del conde,
la monja narra en ellas su pasión.
Las “Cartas portuguesas” tuvieron notable éxito, llegando a influir en autores como Choderlos de Laclos o Stendhal.
Existen dudas acerca de su autenticidad, sin embargo; no se cuenta con el hipotético original portugués,
y la primera versión conocida es la publicada en la Gazette de France en enero de 1669 por el conde Lavergne de Guilleragues;
algunos críticos adjudican su redacción a éste, quien se habría inspirado en verdaderas cartas de mujeres portuguesas a sus amantes franceses.
Fonte :De Wikipedia, la enciclopedia libre
LAS CARTAS DE-MARIANA-ALCOFORADO
“Mariana Alcoforado, la monja portuguesa, empezo a despertar el interes
de los europeos cuando aparecio en la segunda mitad del siglo diecisiete
la publicacion de Lettres portugaises
trataban del romance entre
··la supuesta monja y el Chevalier de Chamilly, un soldado frances de origenes aristocratas.
según el editor la monja vivia en un convento provincial en el sudeste de
Portugal. De inmediato, las cartas adquirieron popularidad, Mariana tuvo fama
internacional y se convirtio en una de las escritoras portuguesas mas importantes
antes del siglo