Juri Camisasca….un eremita alle pendici dell’Etna.
Testo del brano di Juri Camisasca –
L’Evidenza di un Amore
L’evidenza di un amore
Non si può nascondere,
quando nasce un sentimento
esalano da dentro
eccitazioni che stabiliscono
calde relazioni anche se non lo vuoi.
Levidenza di un amore
Non si può comprendere
Per le vie della ragione
Con inutili argomenti.
Più reale del reale
La tua immagine in me,
non mi stanco di pensarti,
mi sento vivere.
Ho bisogno di te!
Hai bisogno di me!
Non posso fingere.
Lesigenza di amare
Non si può estinguere.
Cosa mai sarebbe il mondo
Senza il cielo dentro il mare.
Una calma naturale
Si impadronisce di me,
quando siedi al mio fianco
ritorno a vivere.
Levidenza di un amore
Non si può nascondere,
quando nasce un sentimento
esalano da dentro
eccitazioni che stabiliscono
calde relazioni
anche se non lo vuoi.
“Juri fece un concerto indimenticabile, a Monza del 1978 lui, la sua voce e l’harmonium,
quello strumento sarebbe stato da lui suonato per l’ultima volta.
Qualcun altro venne a ritirarlo mentre in lui diventava urgente staccarsi dal mondo musicale ordinario.
Si venne a sapere che non abitava più a Milano ma in un monastero,
l’inquietudine che l’ha sempre accompagnato ha trovato risposta nella ricerca religiosa
e Juri si ritira a vita monastica per 11 anni.
Ne esce inizialmente nel 1987 per partecipare ad alcune rappresentazioni dell’opera “Genesi” di Franco Battiato, in cui è cantore e voce recitante, e successivamente
per sostituire la vita monastica con quella eremitica, alle pendici dell’Etna.
Juri Camisasca, pseudonimo di Roberto Camisasca (Melegnano, 1951), è un cantautore italiano.
Irrompe nel mondo discografico italiano nel 1975 con un album anomalo e surreale,
LA FINESTRA DENTRO, prodotto da Franco Battiato e Pino Massara . Il disco riceve critiche attente ed entusiastiche, e nonostante sia un’opera giovanile lascia trasparire l’intensità espressiva e la sensibilità musicale dell’artista, nonché il disagio e l’irrequietezza di un’epoca.
Aveva 22 anni, ma ne dimostrava anche meno, tanto era timido, impacciato, quasi impreparato al contatto con gli altri. Parlava a sprazzi, con fare schietto e vagamente sognante. Ma quando imbracciava la chitarra si trasformava: una voce sorprendente, dai toni irruenti e allucinanti, per trasportare gli ascoltatori dentro i suoi incubi surreali.
Di questi anni sono le partecipazioni a dischi di Battiato (“Clic”, 1974, e “Juke Box”, 1978), di Lino “Capra” Vaccina (“Antico adagio”, 1978), Francesco Messina (“I prati bagnati del monte Analogo”, 1979), e Alfredo Cohen, (“Come barchette dentro un tram”, 1976). Seguono diversi concerti in cui utilizza la voce alla maniera orientale, senza testi, accompagnandosi con un armonium.