MARC CHAGALL E BELLA ROSENFELD

di | 1 de Gennaio de 2010

“Bisogna lavorare sul quadro pensando che qualcosa
della propria anima entrerà a farne parte e gli darà sostanza.
Un quadro deve fiorire come qualcosa di vivo.
Deve afferrare qualcosa di inafferabile: il fascino
e il profondo significato di quello che ci sta a cuore”.

Marc Chagall

Visitare la mostra di Chagall è come entrare in una dimensione onirica e fluttuare come le sue figure che volano sulle città,
le immagini interiori si innalzavano come bolle per essere afferrate e restituite in emozioni,
e incupisce trovarsi di fronte allo sgomento abissale della persecuzione.
Si ha un guizzo nel cuore di fronte agli innamorati che lievitano sospesi sulla città,
con la nuvola che diventa un cavallo,
che si trasforma in un bimbo e poi in un sole nel cielo.

E’come un gusto dolce-amaro, una malinconica dolcezza che non abbandona neanche una volta usciti all’esterno.

Marc Chagall e l’amore….

“Bruscamente sento che non è con Thea che dovrei stare, ma con lei. Il suo silenzio è il mio. I suoi occhi sono i miei.
E’ come se lei conoscesse tutto della mia infanzia, del mio presente e del mio avvenire,
come se riuscisse a vedere attraverso di me, a misurare la mia anima più recondita, anche se è la prima volta che la vedo”.

Così Marc Chagall ricordò nell’opera autobiografica La mia vita (1922) il primo incontro – fatale – con la donna che sarebbe diventata nel 1915,
sotto la huppah rossa, la sua compagna di vita: Bella Rosenfeld.

Un amore forte e innocente per la sua donna,radice intima della sua vitalità poetica.
Un amore tutto da contemplare, che non guarda al lato oscuro, all’abbandono, alla perdita, alle difficoltà di questo sentimento,
ma è un amore gioioso, è un abbraccio,
è un tenersi per mano che unisce dolcezza e malinconia.
E’ la poetica dell’innocenza che soggiace ad ogni opera.

Marc Chagall, vero nome Mark Zakharovich Shagal pittore russo nato a Vitebsk in Bielorussia, nel 1887 e scomparso in St. Paul de Vence nel 1985.

La visione spaziale

Esordì in senso populista attorno al 1908. Il dissenso politico lo indusse nel 1922 a stabilirsi in Francia. La scomposizione delle immagini è realizzata in chiave onirico – fantastica, memore della lezione del fauvismo e del cubismo, alla cui visione spaziale già nel 1911 appartenevano “Il poeta” e “Io e il mio villaggio” rispettivamente del Museum of Art di Filadelfia e del Museum of Modern Art di New York e anticipatrice del surrealismo.

La fantasia e le Illustrazioni

Le scene e le fantasie popolari, le figure volanti sul villaggio natale, i violinisti solitari trasfigurano la cronaca del presente, secondo la simultaneità d’un sogno presente nell’ opera “Il violino” del 1912-13 nello Stedelijk Museum. Oltre alla intensa produzione pittorica non vanno dimenticate le illustrazioni per “Le anime morte di Gogol” per le “Favole” di La Fontaine e per le “Notti arabe” del 1931, le scenografie, e i disegni teatrali.

Le ultime opere

Tra i suoi ultimi lavori si pongono le dodici vetrate per la sinagoga del centro medico dell’università ebraica di Hadassah a Gerusalemme e quelle per il palazzo dell’ONU a New York, la decorazione del soffitto dell’Opéra di Parigi nel 1964, e il trittico di arazzi con le scene della “Creazione”, l’ “Esodo” e l’ “Entrata in Gerusalemme” del 1967-68.

Fonte articolo :Internet