Biblioteca Nazionale Universitaria di Sarajevo

di | 8 de Dicembre de 2009

La distruzione programmata di una biblioteca universitaria, ricca di un milione e mezzo di volumi, manoscritti e incunaboli, libri e giornali ormai ridotti in cenere, testimonianza delle quattro religioni che vivevano insieme, è un atto infame ma sapientemente pensato e architettato che va ben aldilà di un atto d’ignoranza o di violenza gratuita. Una biblioteca che ha come fine prioritario quello di proteggere per trasmettere sapere e memoria storica alle generazioni future, è un simbolo. A fine 2008 è giunta la comunicazione ufficiale: il Consiglio municipale di Sarajevo ha deciso di iniziare il restauro della Biblioteca Nazionale e Universitaria, meglio conosciuta come la Vijećnica. Le autorità hanno stabilito che in futuro, il palazzo non ospiterà come un tempo la biblioteca, ma l’ufficio del sindaco e di altri burocrati municipali

Vijećnica è il simbolo della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina. Custodiva, prima della guerra, un milione e mezzo di libri, tra i quali 155 000 esemplari rari e preziosi, 478 manoscritti. Era l’unico archivio nazionale di tutti i periodici pubblicati in, o sulla Bosnia Erzegovina. Dopo tre giorni di rogo, della biblioteca bruciata rimanevano lo scheletro di mattoni e dieci tonnellate di cenere. “Una grande catastrofe culturale”, cosi il Consiglio di Europa ha definito la distruzione della Biblioteca Nazionale di Sarajevo. “La pazzia visibile”, intitolava l’ articolo sulla devastazione della Vijećnica, il quotidiano inglese “The Times”.

Il 25 agosto 1992, poco dopo la mezzanotte dalle colline che circondano la città i serbi spararono, le prime bombe incendiarie su Vijećnica. La biblioteca nazionale fu bersagliata dai cannoni per tre intere giornate. L’accuratezza dei lanci non lasciava dubbi sul fatto che il bersaglio fosse proprio la Vijećnica. Sui vigili del fuoco, coraggiosi bibliotecari e i volontari che, hanno formato una catena umana nel tentativo di salvare i libri, sparavano i cecchini o le antiaeree. La giovane bibliotecaria, Aida Buturović, perse la vita in quella occasione. Tre mesi prima della Vijećnica, in modo identico i nazionalisti serbi avevano distrutto l’Istituto Orientale a Sarajevo. Era la più grande collezione in Europa Sud-Orientale di manoscritti e testi rari, spesso singolari documenti in arabo, persiano o ebraico, che testimoniavano 500 anni di storia della BiH. Consapevoli di quella perdita erano stati, soprattutto, gli studiosi. Ma quando bruciò la Biblioteca Nazionale, il dolore lo sentivano tutti i cittadini, compresi quelli che non avevano mai preso un libro in prestito dalla Vijećnica. “Tuta la città era ricoperta di pezzi di carta bruciata. Volavano in aria le pagine fragili di carta bruciata, cadendo giù come neve nera. Afferrandola, per un attimo fu possibile leggere un frammento di testo, che un istante dopo si trasformava davanti ai tuoi occhi in cenere”, cosi si ricorda di quei giorni dr. Kemal Bakaršić, il bibliotecario. L’immagine-simbolo della distruzione di Vijećnica è quella con il violoncellista Vedran Samjlović. Ha sfidato i barbari suonando nella biblioteca distrutta. I giornalisti lo fotografavano.

La Vijećnica fu costruita nel 1894. Un palazzo maestoso, stile pseudomoresco, realizzato dagli austro-ungarici che all’epoca erano i padroni della BiH. L’edificio fu eretto ai piedi delle colline dove, nel medioevo, nacque la Sarajevo. Il progetto per la Vijećnica fu concepito da un certo Karl Paražik, ma al governatore austriaco a Sarajevo, Kalaj, non piacque il progetto. Incaricò allora un altro progettista, Alexsander Witek, che dicono, fu talmente preso e tormentato dall’impresa, da suicidarsi prima che i lavori terminassero. Fu ćiril M. Iveković, l’architetto serbo-bosniaco a finire i lavori. La Vijećnica. fu ufficialmente aperta nel 1896. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Vijećnica fu la sede della Biblioteca Nazionale e Universitaria.