Un artista dalla voce profondissima,
calda e roca, e dall’impagabile dono della poesia naturale
Leonard Cohen
Faber lo amava e lo traduceva. Così De Gregori insieme all’amico Locasciulli.
Vecchioni in più d’un brano ne ha palesato il folle amore, al limite del devoto e perdonabile plagio.
Oltreoceano una paginetta non basterebbe ad elencarne allievi, ammiratori e cloni.
Leonard Cohennel 2008 ha deciso di girare ancora il mondo.
con la splendida “dance me to the end of love” ecco che spiazza tutti e ritorna, con un live semplicemente perfetto.
meravigliose “ten new song“ e “Suzanne” di Leonard Cohen
Un piccolo grandissimo uomo. Una terza età invidiabile e sicuramente irraggiungibile.
Leonard Cohen è una persona stupenda, ed un poeta e musicista inarrivabile.
Leonard Cohen, un uomo che sussurra cose bellissime.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera:>Leonard Cohen è nato a Montreal nel 1934 da una famiglia ebraica immigrata nel Canada. Suo padre era di origini polacche e sua madre di origini lituane.
Fin dai tempi dell’università a Montreal, Leonard Cohen si dedica alla poesia. La sua prima raccolta vede la luce nel 1956, con il titolo di Let Us Compare Mythologies. In questo periodo si incontra con alcuni amici poeti, in un congresso informale di lettura e critica dei rispettivi componimenti. Un primo album di reading, contenente otto poesie recitate da Cohen, esce nel 1957 con il titolo di Six Montreal Poets. Nel 1961 viene pubblicata la raccolta di poesie The Spice-Box of Earth.
Trasferitosi a Hydra, un’isoletta della Grecia, famoso rifugio di artisti d’ogni genere, pubblica nei primi anni sessanta raccolte di poesie (tra cui Flowers for Hitler, fiori per Hitler) e due romanzi, Il gioco preferito (1963) e Beautiful Losers (1966). Nel primo di essi alcune righe denotano l’importanza data alla parola e nello stesso tempo la difficoltà sovente di comprenderla:
« Vorrei dire tutto ciò che c’è da dire in una sola parola. Odio quanto possa succedere tra l’inizio e la fine di una frase »
La sua canzone Suzanne (del 1966) ne decreta il successo universale a livello musicale. Alla musica si avvicina grazie alla cantante e amica Judy Collins che per prima ne interpreta alcune canzoni e lo esorta a tentare la fortuna con la musica.
Altri brani celebri di Cohen sono: Famous Blue Raincoat, The Partisan, So Long Marianne[1], Chelsea Hotel #2, Sisters of Mercy, Hallelujah (resa ancor più famosa dalle molteplici cover, in particolare da quelle di Rufus Wainwright, Neal Century, Jeff Buckley, Bob Dylan (eseguita in più concerti durante il 1994 ma mai pubblicata ufficialmente) e John Cale), Waiting for the Miracle, Tower of Song, First We Take Manhattan (molto nota è la cover di Joe Cocker) e Bird on a Wire. Da segnalare anche il film I’m a Hotel (1985)
Autore di testi toccanti, arrangiatore geniale e cantante dalla “voce di rasoio arrugginito” (“Sono nato così, non avevo scelta, sono nato con il dono di una voce d’oro…” canta in Tower of Songs), rivoluziona la figura del cantautore avvicinandolo al poeta.
Sin dagli anni sessanta ha lavorato come compositore per l’industria cinematografica e televisiva: la sua più importante collaborazione è stata Assassini nati, per il regista Oliver Stone, in cui la cinica The Future è il tema principale.
Leonard Cohen ha due figli, Adam (anch’egli cantautore) e Lorca, entrambi avuti da una relazione con l’artista Suzanne Elrod. Ha avuto anche una lunga relazione sentimentale con l’attrice Rebecca De Mornay.
Cohen è un seguace del buddhismo, e ha passato gran parte degli anni novanta nel monastero buddhista di Mount Baldy, in California, prendendo il nome di Jikan (Silenzioso).
Il suo “Greatest Hits” è stato eletto da una rivista inglese L’album più deprimente di sempre, ma ha conquistato la rivista Rolling Stone che gli ha affibbiato il massimo punteggio. La Canzone Chelsea Hotel è dedicata alla sua amica Janis Joplin. In