Charles Bukowski

di | 17 de Novembre de 2009

Se è vero che la poesia deve accompagnare ogni momento,
Bukowski ci regala versi per quando la vita appare troppo faticosa e complicata.
Sono parole beffarde e irriverenti, ma profondamente oneste.

POESIA

Si impara a resistere perché a non resistere
si mette il mondo nelle loro mani
e loro sono meno di
zero.

resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni
e meno sono le chance
più dolce è la
vittoria.

si dice che si deve lottare per la propria
libertà.
questo lo so.
solo che non ho lottato contro i giapponesi, gli italiani, i tedeschi
né i russi
per la mia libertà.
ho lottato contro gli americani: i genitori, i cortili di scuola,
i capi, le donne di strada, gli amici, il sistema stesso.

non c’è fine, è ovvio, alla lotta.
nuove avversità arrivano come un treno in orario.
forse non sarà più il mattino del doposbronza né
la catena di montaggio in fabbrica
ma la perfidia, l’inganno e la falsa speranza li
sostituiscono.
credo che siamo sotto esame anche mentre
dormiamo, e spesso diventa tutto così letale
che possiamo solo esorcizzarlo a risate.

per resistere ci vuole un po’ di fortuna, un po’ di sapienza
e un ragionevole senso dell’umorismo
perché chi ha freddo ha ancora più freddo,
chi è forte è ancora più forte,
chi era coraggioso è meno coraggioso e
noi possiamo soltanto
meditare sul fatto che
l’elefante se ne sta silenzioso nella foresta in attesa di morire,
che gli uomini falliscono ripetutamente ripetutamente
ripetutamente,
che il prete dimentica le preghiere,
che l’amore può trasformarsi in follia,
o che la pioggia fredda infradicia la tomba
di Mozart.
è alla faccia di queste
e di così tante altre cose che
alla fine si impara a
resistere.

Charles Bukowski

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Henry Charles Bukowski (Andernach, 16 agosto 1920 – San Pedro, 9 marzo 1994) è stato uno scrittore e poeta statunitense.

Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri.

I suoi libri parlano della sua vita, che era fatta di alcol, sesso, scommesse sui cavalli, lavori manuali massacranti e insensati, e scrittura.

Nel 1988 si ammala di tubercolosi, ma continua a scrivere e pubblicare libri fino a quando, il 9 marzo 1994, all’età di settantaquattro anni, muore, stroncato dalla leucemia fulminante, a San Pedro, poco dopo aver completato il suo ultimo romanzo, Pulp. I funerali furono officiati da monaci buddisti. Un resoconto della cerimonia può essere trovato nel libro di Gerald Locklin, Charles Bukowski: A Sure Bet.

La sua lapide recita: “Don’t Try” (Non provare), una frase che usa in una delle sue poesie, consigliando gli aspiranti scrittori e poeti riguardo l’ispirazione e la creatività.

Bukowski spiega la frase in una lettera del 1963:

”Qualcuno in uno di questi posti… mi chiese: “Cosa fai? Come scrivi, come crei?” Non lo fai, gli dissi. Non provi. È molto importante: non provare, né per le Cadillac, né per la creazione o per l’immortalità. Aspetti, e se non succede niente, aspetti ancora un po’. È come un insetto in cima al muro. Aspetti che venga verso di te. Quando si avvicina abbastanza, lo raggiungi, lo schiacci e lo uccidi. O se ti piace il suo aspetto ne fai un animale domestico.”

*Film tratti dalle sue opere o su di lui

Storie di ordinaria follia (1981) di Marco Ferreri. Il film è tratto dall’omonima raccolta di racconti. Ben Gazzara interpreta Charles Serking, un personaggio vagamente ispirato alla sua opera. Il film, lento e duro, non ha mai avuto un gran successo, e Bukowski – anche se amico di Gazzara – incolpò la performance dell’attore protagonista.
Barfly (1987), di Barbet Schroeder. Questo film si può considerare almeno in parte un’opera di Bukowski, visto che lui ne scrisse la sceneggiatura (che si può leggere con il titolo di L’ubriacone). Mickey Rourke interpreta Henry Chin