Fuerteventura e il sogno di Diew… – L´isola

di | 11 de Novembre de 2009

La notte era calata da un pezzo sulla sua testa,
Diew non ce la faceva più,
non vedeva l’ora di arrivare, di toccare terra,
di baciarla.
Le notti in mare erano ormai più di dieci…
ma ormai non mancava molto.
Cosi gli disse un tale Berud giorni fa,
prima di lasciare le brulle sponde
di Praia a Capo Verde ”
dopo sette giorni arriverai e realizzerai
tutti i tuoi sogni, non preoccuparti
solo sette giorni…”
Diew gli aveva creduto
e aveva pagato…aveva pagato duemila euro
per realizzare il suo sogno,
ma ormai mancava poco, lo sentiva, lo percepiva,
poteva contare sulla sua grande forza
e sull’appoggio di tanti compagni di viaggio,
erano stufi di quella barca di 6 metri, bianca,
senza nome, senza bandiera. Ecco!! finalmente una luce lontana squarciò il buio, Diew era a mille
per la felicità, ma qualcuno spezzo
il suo entusiasmo…era la costa del Marocco
e loro erano diretti alle Canarie, Fuerteventura
o Tenerife…cosi disse quel tale Berud.
I giorni però diventarono quindici ma Diew
e i suoi amici non se ne resero conto..
poi divenatarono venti, intorno a loro
solo due colori…il blu del mare
e il nero della notte, poi…
poi Diew allo stremo prese un foglietto e…

Fu un pescatore ad avvistarla alle 5 del mattino del 29 aprile 76 miglia a largo di Ragged Point,
siamo sulla punta più orientale delle isole Barbados. Dondolava tra le onde, nessuno la governava,
anche se a bordo s’intravedevano sagome, forse degli uomini. Erano sdraiati sul ponte, immobili.
Il pescatore chiamò la Guardia costiera. Alle 6 della sera, la piccola barca bianca, senza nome
e senza bandiera fu trainata da una motovedetta, nel porto di Bridgetown. A bordo i corpi quasi mummificati
di 11 giovani uomini di colore.

Attonito, sorpreso, incredulo fu il medico legale, quando scoprì che quei ragazzi
avevano documenti africani e uno di loro aveva in tasca banconote per un totale di 1.300 euro.
Dei pirati, forse, che si erano impadroniti della barca di qualche europeo che navigava
per il mar dei Caraibi…si si !! è andata cosi, deve essere andata cosi!!

Ma la risposta arrivò poco dopo, con un biglietto in mezzo ai 1300 euro, scritto in francese.
“Vengo dal Senegal. Ho vissuto un anno a Capo Verde. Sto molto male. Non credo che ne uscirò vivo.
Ho bisogno che chi mi troverà invii questo denaro alla mia famiglia. Per favore,
contattate per telefono il mio amico Ibrahime Drame”. Quindi il numero e una firma: Diew Sounkar Diemi.

Si fa fatica a crederci, ma Diew alle Canarie ci era quasi arrivato quella notte,
poi l’albero si sfasciò, la rotta si perse e i trafficanti ricomparvero, su una barca più grande,
lanciarono una fune e cominciarono a trainare quel rottame galleggiante.
Ma non verso Fuerteventura o Tenerife, né verso Capo Verde…quando furono in pieno Oceano,
tagliarono la cima e li lasciarono in balia della corrente.

Diew era forte e fu l’ultimo ad arrendersi ma al centro dell’Atlantico
tra onde e venti scrisse “Questa è la fine della mia vita nel grande mare del Marocco”.

Fine