BORIS PASTERNAK .

di | 15 de Agosto de 2009

BORIS PASTERNAK

Boris Leonidovic Pasternak,
10 febbraio 1890
30 maggio 1960

Biografia: Scrittore sovietico e grande poeta universalmente noto per il suo romanzo “Il dottor Zivago” (tradotto in ventinove lingue e venduto in milioni di copie), nacque a Mosca il 10 febbraio 1890 da una famiglia di intellettuali di origine ebrea. Il padre Leonid era pittore di fama e amico di Tolstoj, la madre Rozalija Kaufman concertista. Boris studiò inizialmente composizione al conservatorio e filologia all’università di Mosca ma poi si laureò in Filosofia, sempre nella medesima università. Segui poi a Marburgo le lezioni del filosofo neokantiano Cohen.

Esordì in campo letterario nel 1914 con una raccolta di poesie dal titolo “Il gemello delle nuvole”, per poi dar vita ad altre importanti sillogi, come “Oltre le barriere”, “Mia sorella vita”, “Temi e variazione” e “Seconda nascita”, in cui sembrò ricercare una scarna semplicità del verso e una misura classica, ben lontana dalle coeve esperienze futuristiche a cui lo scrittore fu inizialmente vicino. Si distaccò infatti dal futurismo sia per indole caratteriale (i futuristi, e le loro versioni russe erano artisti molto aggressivi), sia per inclinazioni artistiche, preferendo atmosfere intime, domestiche, quasi immemori della storia in cui il poeta si muoveva. Nei poemi “L’anno 1905” (1927) e in “Il luogotenente Schmidt” (1927) Pasternak affrontò tuttavia il tema storico alla ricostruzione della rivoluzione del 1905, proiettata però in una lontananza fiabesca, a cui si sovrappongono ricordi di infanzia e atmosfere delicate.

Le successive raccolte, invece, come “Sui treni mattinali”, 1943, o “La vastità terrestre (1945), riflettono più da vicino e con modi più semplici la nuova realtà e le generose lotte del popolo sovietico. Autore anche di splendide prose, in parte autobiografiche, in molta della sua produzione si riconosce l’influenza della composizione musicale.

Sul piano politico, dopo aver partecipato al fervido clima intellettuale degli anni immediatamente seguenti alla rivoluzione, aderì alla rivoluzione russa, cercando di essere sempre leale con il regime pur senza nascondere le atrocità che questi commetteva. Dopo gli sconvolgimenti della rivoluzione Pasternak decise dunque di restare in patria, dove aveva un posto preminente tra i poeti contemporanei, ma cominciò a sognare un’altra Russia oltre quella sovietica, a vagheggiare cioè una Russia dello spirito, una Russia dell’anima, europea, universale. Contrastando il regime, prese posizione contro le terribili condizioni dei contadini collettivizzati e si premurò di intercedere presso Bucharin per salvare Osip Mandel’stam che aveva scritto un’ode contro Stalin. Mantenne inoltre costanti contatti con esuli e internati.

L’anno del distacco definitivo dalla politica culturale del partito avviene nel 1946, quando prende corpo il violento attacco contro gli intellettuali “deviazionisti e borghesi”. In quello stesso anno, ironia della sorte, comincia la stesura del suo capolavoro “Il dottor Zivago”, che gli procurò sicuramente un’improvvisa e vastissima notorietà mondiale ma anche anche moltissime grane.

Basti ricordare che il dattiloscritto, pur non essendo un’opera anticomunista, venne rifiutato dall’Unione degli Scrittori e non poté esser pubblicato in Russia, tacciato come “libello” antisovietico. Fortunatamente lo pubblicò in Italia Feltrinelli nel 1957 dopo varie e complesse traversìe editoriali (l’opera venne incredibilmente rifiutata da Calvino, lettore e consulente per Einaudi!). La critica occidentale accolse il libro trionfalmente, tanto che nel l958 a Pasternak venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura.

La notizia fu considerata in Russia come un insulto alla rivoluzione e Pasternak accusato di tradimento, minacciato di espulsione. Il regime lo costrinse a rinunciare al Nobel che senz’altro, come riconoscimento, aveva una timbratura anti-sovietica, ma da quel momento in po