Ricordi di dolori passati,che come le onde del mare,si alzano dentro e formano
un’onda anomala che vá ad abbattersi su una spiaggia, travolgendo ogni cosa
e la calma apparente si tramuta in un’ira sorda,irrefrenabile, poi le lacrime cadono
sul mio dolore e lo sciolgono, cadono sulla sabbia,dentro al cuore di una piccola
conchiglia bianca. Stanotte, l’alta marea, porterá lontano la piccola conchiglia,
assieme alle mie lacrime.
É notte ora sull’isola, il cielo sembra la tela di un pittore sbadato
che ha schizzato sul blu, tanti puntini gialli, qualcosa si muove.
No, non é una stella cadente, é soltanto un aereo.
Quest’isola acuisce i miei sensi,il vento stá plasmando i miei contorni,
chi mi vedesse ora ,stenterebbe a riconoscere in me, la donne che ero prima,
che non usciva mai,se non era in perfetto ordine, senza un capello fuori posto.
I miei capelli ora li pettina il vento,la Calima spiana le mie rughe,
la mia pelle sá di sale e di mare.
Torno da lunghe passeggiate e sembro la protagonista di “ Thé nel deserto”
nel secondo tempo del film………
In ”Quest’oasi nel deserto della civiltá” cosí la definí nei giorni del suo esilio,
un grandissimo Poeta,convivono differenti popoli, africani, marocchini ,cinesi ,
giapponesi, perfettamente integrati con il pueblo de la Isla.
Quí ,ci sono 30 gradi all’ombra in questi giorni e i miei occhi non sono mai sazi
di questo mare,dei suoi colori che cambiano,appena una nuvola bianca,
piena di sogni ,si attarda davanti al sole ,e la gente de la Isla stá preparando
la sua piú grande fiesta e si veste con i bellissimi costumi tradizionali.
E di notte, sotto la luna piena , grande faro che illumina il mare,il pueblo de la Isla
fá rullare i tamburi,dall’altra parte del mare…. l’Africa ascolta.