ADORATO PADRE MIO,SONO CERTA CHE QUESTA PAGINA SCRITTA DA TUO NIPOTE TI SAREBBE PIACIUTA TANTO!
TANTI AUGURI PAPÀ
A MARIO
“Hai camminato fino a non avere scarpe, hai trascinato il tuo cuore nella neve, hai passato la frontiera un altra volta,questa volta di sera.
Hai lasciato chi ti amava e il mondo,hai legato bene gli scarponi,
perché adesso andrai fino in fondo, ma il fondo dov´era?
Hai camminato fino a non avere scarpe, ha nevicato tutto quanto il cammino, ma la neve non valeva il sangue e nemmeno era vino.
Quante volte hai ascoltato la katyusha, quanto amore hai lasciato sulla strada.
Di che colore era la disperazione che ti mandava avanti?
Di che colore erano i fiori di quella primavera che hai tanto amato?
Di che colore era la tua anima quando imbracciavi il fucile,
di che colore era il sangue di un amico?
Quando anche il pane era neve, dove hai trovato la forza di continuare a mangiare?
Dove sono adesso le tue orme? Forse la neve ne conserva qualcuna?
Il vento della steppa ha visto passare un uomo mite con un fucile in braccio,
il vento della steppa ha visto passare un uomo stanco con una vita in spalla, ancora da venire.
Il vento della steppa ha perdonato un uomo su mille ed eri tu.
E tu, senza sapere niente continuavi a camminare, fino a non avere scarpe, fino a che finisse la neve, fino a vedere il mattino, fino a oltrepassare una linea sottile che divideva la tua vita, da una parte la notte ed i sogni e dall´altra una qualche vaga prospettiva di normalitá.
Quando hai scelto a quel bivio nessuno ti disse dove andare.
Cosí che hai guardato la neve e la neve ti ha detto -seguimi, uomo stanco , seguimi e perdoneró le tue orme, seguimi e ti riporteró a casa ma dovrai camminare-.
E siccome camminare non ti ha mai spaventato ti sei allacciato bene gli scarponi, hai alzato il bavero e hai seguito la neve.
Hai lasciato le isbe e forse qualcosa in piú, hai lasciato lá i tuoi anni, perduti nel vento della steppa, calpestati nella neve, lasciati alle intemperie ed alla prossima primavera.
Un soldato ubriaco un giorno ti ha detto -La guerra é finita – e tu gli hai chiesto – E la vita ? –
Cosí non sapendo bene cosa fare hai pensato di camminare, camminare, fino a non avere scarpe, fino a non veder piú neve, fino a ripassare la frontiera, questa volta di giorno, un giorno come un altro, di primavera.
Cosí arrivasti, praticamente senza scarpe, praticamente senza niente, la neve ti aveva tolto tutto, meno il dolore.
Cosí che piano piano come sempre facevi le tue cose ti sei caricato in spalla un sacco pieno di vita e senza pensarci troppo lo hai gettato lontano, e piano piano hai ricominciato a camminare e camminare
e camminare e camminare e camminare e …”
A.R.