VIRGINA WOOLF
“Prendi la carta e la penna e non ti preoccupi quasi di prendere l’una correttamente, né di raddrizzare l’altra. E mentre scrivi, mentre vengono fissate le prime strofe della danza, io mi scosterò per guardare dalla finestra. Passa una donna, poi un uomo; una macchina si ferma e poi…Ma non c’è bisogno di dirti ciò che vedo dalla finestra, d’altronde non c’è tempo, perché a un tratto le mie osservazioni vengono interrotte da un grido di rabbia e di disperazione.
Hai fatto una palla del tuo foglio; hai buttato la penna che si è conficcata nel tappeto. Se ci fosse un gatto da strangolare o una moglie da uccidere, questo sarebbe il momento. Così si direbbe almeno, dalla ferocia della tua espressione. Sei irritato, nervoso, e se debbo indovinare la ragione, direi che quel ritmo che si apriva e si chiudeva, così fortemente da mandare brividi di eccitazione dalla tua testa fino ai tuoi piedi, si è imbattuto in qualche oggetto duro e ostile, sul quale si è infranto in mille pezzi. Si è interposto qualcosa che non si può tramutare in poesia; qualche corpo estraneo, angoloso, dai bordi taglienti, sabbioso, si rifiuta di intervenire nella danza”.
tratto da “Lettera a un giovane poeta” di Virgina Woolf